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Se non pesasse solo 4 chili si potrebbe dire che “vale tanto oro quanto pesa”. 


Un grande evento mediatico seguito minuto per minuto anche via internet. Basti pensare che la pagina del Daily Telegraph, con la webcam puntata sul portone chiuso della clinica, è stata inondata di visite. 

Paparazzi e giornalisti da tutto il mondo hanno seguito in diretta la nascita del figlio di William e Kate, un maschio. 
Il principe di Cambridge, è nato  il 22 luglio a Londra, alle 16.24 locali (l’annuncio della nascita è stato diffuso in serata) al St.Mary’s Hospital di Londra.   

Il volume d’affari associato alla nascita del “Royal Baby” è stimato in 304 milioni di euro, più del matrimonio degli stessi William e Kate.
Per rendere meglio l’idea di quanto l’economica britannica sia stata benedetta dal lieto evento, basta fare un raffronto: le cifre del business sono inferiori solo agli incassi per il Giubileo o per le Olimpiadi di Londra del 2012.

Solo in luglio e in agosto, l’impatto previsto sul commercio è di 283 milioni di euro. Di questi, 182 corrispondono a giocattoli, biberon e altri souvenir commemorativi.

Nei negozi di abbigliamento per l’infanzia, infatti, i commercianti  attendono con ansia di recuperare le perdite della scorsa primavera. Le marche per l’infanzia contano sullo spirito di emulazione dei futuri genitori per vendere i loro prodotti. Kate, del resto, era già riuscita a far impennare le vendite degli abiti premaman da lei indossati. Kate ha sempre optato per un abbigliamento casual e di tendenza, alternando le marche più raffinate a quelle più economiche. 
Proprio per il suo stile nel vestire venne considerata come la “ragazza della porta accanto” e amata fin da subito dagli inglesi. 

I bookmakers hanno fatto affari scommettendo sulla data del parto, sul sesso, sul nome del pargolo. Ma il business non finisce qui: tazzine, piattini, palloncini, portachiavi, souvenir di ogni tipo raffigurano Kate con il pancione o la scritta “Little Prince”, vengono acquistati dai turisti e dagli inglesi stessi.

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