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segue dalla prima
di STEFANO TURLIONE
 e del foto-reporter Antonio Pagnotta, “La Ruota, la Croce e la Penna”, è nata in me la spinta emotiva ed intellettuale di visitare e conoscere quei luoghi e quelle persone. Il libro ha costituito per me una sorta di continuazione del testo di Levi attraverso la solenne misteriosità del bianco e nero di Pagnotta e le secche e precise didascalie di Graziella Salvatore. “La puntata che nessuno ha scritto” citando Giovani Russo, autore di un saggio all’interno del libro.
Impiego, per raggiungere Aliano, più di tre ore dopo essermi perso più di una volta nell’entroterra lucano, girando di qua e di la per le strade che si inerpicano faticosamente per le montagne per poi scendere giù cullato dai tornanti. Attraverso dapprima Laurenzana, poi scendendo per una strada protetta dagli alberi del bosco raggiungo Corleto Perticara dove, intontito per il saliscendi, chiedo indicazioni. Mi dicono di prendere la Saurina: “E’ dritta di fronte a te, vai sempre dirtto, non puoi sbagliare”. Mi fido delle indicazioni degli abitanti del luogo. Faccio il primo chilomentro, ma di fronte a me trovo soltanto un bivio. Penso a Rocco Scotellaro e a Ramorra. Mi impegno per non distrarmi. Nelle indicazioni che mi avevano dato non era previsto un bivio. Seguo a sinistra e mi ritrovo al punto di partenza. Richiedo pazientemente indicazioni. Mi dicono la stessa cosa: “Vai sempre dritto, non puoi sbagliare”. Mi concentro e vado sempre dritto, ma il bivio di prima era di nuovo li ad aspettarmi. Villa d’Agri o Guardia Perticara? Questa volta seguo a destra in direzione Villa d’Agri. Dopo pochi chilometri c’è un altro bivio e capisco perché Scotellaro abbia dato tanta importanza a questo concetto. Decido di prendere la strada a destra ma, dopo pochi chilomentri mi ritrovo nel mezzo della rossa arsura lucana. Chiedo ad un pastore che mi da le indicazioni corrette: “dopo la galleria gira a destra e troverai le indicazioni per Aliano”. Il mondo contadino mi ha rivelato la strada giusta. In mezzora arrivo a destinazione, dopo tre ore di viaggio in auto con un sole che spaccava le pietre e mi bruciava la pelle. Un vero inferno. In paese ristoro il mio corpo e la mia mente nella pace del cimitero comunale, giro tra i loculi e tra le fosse leggendo con attenzione i nomi dei morti, le date di nascita. Penso che loro hanno potuto conoscere Carlo Levi e tentavo di immaginare i loro discorsi, la loro vita, le loro esistenze attraverso le descrizioni minuziose e dettagliate de “Il Cristo”.
Decido di andare allora nella “Fossa del Bersagliere”, subito dopo aver visitato la Chiesa dove don Trajella teneva le sue messe. Un concentrato di storia meraviglioso. Goduto il paesaggio decido di risalire e di visitare il Parco Letterario. Mi reco all’ufficio informazioni per chiedere il da farsi per realizzare questo mio desiderio. Erano le 18 in punto, ma trovo la porta chiusa. Sento però bisbigliare qualcuno all’interno e decido di entrare. Trovo due signore stupite del fatto che fossi entrato e chiedo loro se fosse possibile visitare la casa di confino di Levi. 
Mi rispondono però, con tono scocciato, che l’ingresso costa 5 euro e che non è possibile visitarla poiché ero da solo e la visita guidata non può aver luogo. E’ necessario essere un bel gruppetto di persone, almeno sei o sette. Non sapevo fosse obbligatorio essere accompagnato dalla famiglia come a scuola. Ma allora chi viaggia da solo è condannato a farsi sbattere la porta in faccia? Quali regole della buona educazione e dell’ospitalità vigono ad Aliano? 
Ho visto materializzarsi in un attimo di fronte a me tutto quanto descritto e analizzato da Carlo Levi nel suo libro. E’ stato sconcertante e avvilente essere allontanati così da chi invece dovrebbe avvicinare e guidare i turisti alla scoperta di Aliano.
 Sembra che tutto funzioni al contrario e a questo punto sarebbe meglio appendere un cartello di benvenuto ai turisti all’ingresso del paese con scritto: “Benvenuti, ma se viaggiate da soli tornate da dove venite. Grazie”.
Chi acquista un minimo di potere pubblico si sente in grado di esercitarlo e ritorcerlo contro chi (il turista) arriva ad Aliano proprio per osservare le bellezze culturali e naturali. Diventa questo invece un modo per autoingannarsi senza alcun tipo di vantaggio per nessuno. E’ un paradosso!
 Carlo Levi nel “Cristo si è fermato ad Eboli” parlava del podestà Don Luigi, sviscerando la figura del “luigino”. E’ proprio questa l’impressione che ho avuto entrando in quel centro informazioni, che per l’occasione battezzerei “centro disinformazioni e depistaggi”. Ma non mi sono arreso e sono andato alla ricerca del parroco di Aliano Don Pierino, che tutte le persone indicavano come il più colto e importante del paese. Una persona di cui ci si possa fidare insomma, e che avrebbe soddisfatto tutte le mie curiosità. “Ha tre lauree” mi dicevano, ma si è rivelato averne soltanto una, nonostante la sua fede, come tanti noi mortali. Incontrato Don Pierino inizio a fare domande su Aliano, su Carlo Levi e sul libro di Antonio Pagnotta e Graziella Salvatore che mi ha portato ad Aliano. Ma il parroco non sembra ben disposto nel rispondere alle mie domande e dopo pochi minuti va via contrariato, nonostante il mio febbrile entusiasmo di chi avrebbe voluto dissetare la propria sete di conoscenza. Stanco per il viaggio e frustrato per i continui insuccessi ed ostacoli posti sul mio cammino, mi rimetto in auto e torno, mesto, nella mia città, Potenza. Stessa sorte è toccata ad alcuni ragazzi toscani. Se fosse ancora in vita, Carlo Levi non avrebbe permesso questo sfacelo e questo orrore, che non è solo amministrativo o politico, ma umano. Lui ha combattuto perché questa “terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose” dove “né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia” migliorasse e si muovesse verso uno stato (mentale) migliore. Certo, potrete rispondermi che è grazie a voi se il Parco Letterario è ancora in vita e che se non fosse per voi morirebbe. Ed io vi ringrazio per questo. Ma non è sufficiente un titolo (come quello del podestà, del resto) per vantarsi di un progetto culturale che è sì magnifico, ma che le persone che vi lavorano all’interno stanno lentamente uccidendo giorno dopo giorno, allontanando turisti che arrivano da ogni parte del globo. 

Sono partito da Potenza con l’obiettivo di visitare, per la prima volta nella mia vita, la casa di confino dove visse Carlo Levi nel lontano 1935-36. Dopo aver letto “Cristo si è fermato ad Eboli” e il lavoro di ricerca socio-fotografico della sociologa Graziella Salvatore  e del foto-reporter Antonio Pagnotta, “La Ruota, la Croce e la Penna”, è nata in me la spinta emotiva ed intellettuale di visitare e conoscere quei luoghi e quelle persone. Il libro ha costituito per me una sorta di continuazione del testo di Levi attraverso la solenne misteriosità del bianco e nero di Pagnotta e le secche e precise didascalie di Graziella Salvatore. 

“La puntata che nessuno ha scritto” citando Giovani Russo, autore di un saggio all’interno del libro.Impiego, per raggiungere Aliano, più di tre ore dopo essermi perso più di una volta nell’entroterra lucano, girando di qua e di la per le strade che si inerpicano faticosamente per le montagne per poi scendere giù cullato dai tornanti. 

Attraverso dapprima Laurenzana, poi scendendo per una strada protetta dagli alberi del bosco raggiungo Corleto Perticara dove, intontito per il saliscendi, chiedo indicazioni. Mi dicono di prendere la Saurina: “E’ dritta di fronte a te, vai sempre dirtto, non puoi sbagliare”. Mi fido delle indicazioni degli abitanti del luogo. Faccio il primo chilomentro, ma di fronte a me trovo soltanto un bivio. Penso a Rocco Scotellaro e a Ramorra. 

Mi impegno per non distrarmi. Nelle indicazioni che mi avevano dato non era previsto un bivio. Seguo a sinistra e mi ritrovo al punto di partenza. Richiedo pazientemente indicazioni. Mi dicono la stessa cosa: “Vai sempre dritto, non puoi sbagliare”. Mi concentro e vado sempre dritto, ma il bivio di prima era di nuovo li ad aspettarmi. Villa d’Agri o Guardia Perticara? Questa volta seguo a destra in direzione Villa d’Agri. 

Dopo pochi chilometri c’è un altro bivio e capisco perché Scotellaro abbia dato tanta importanza a questo concetto. Decido di prendere la strada a destra ma, dopo pochi chilomentri mi ritrovo nel mezzo della rossa arsura lucana. Chiedo ad un pastore che mi da le indicazioni corrette: “dopo la galleria gira a destra e troverai le indicazioni per Aliano”. 

Il mondo contadino mi ha rivelato la strada giusta. In mezzora arrivo a destinazione, dopo tre ore di viaggio in auto con un sole che spaccava le pietre e mi bruciava la pelle. Un vero inferno. In paese ristoro il mio corpo e la mia mente nella pace del cimitero comunale, giro tra i loculi e tra le fosse leggendo con attenzione i nomi dei morti, le date di nascita. 

Penso che loro hanno potuto conoscere Carlo Levi e tentavo di immaginare i loro discorsi, la loro vita, le loro esistenze attraverso le descrizioni minuziose e dettagliate de “Il Cristo”.Decido di andare allora nella “Fossa del Bersagliere”, subito dopo aver visitato la Chiesa dove don Trajella teneva le sue messe. Un concentrato di storia meraviglioso. Goduto il paesaggio decido di risalire e di visitare il Parco Letterario. Mi reco all’ufficio informazioni per chiedere il da farsi per realizzare questo mio desiderio. Erano le 18 in punto, ma trovo la porta chiusa. Sento però bisbigliare qualcuno all’interno e decido di entrare. Trovo due signore stupite del fatto che fossi entrato e chiedo loro se fosse possibile visitare la casa di confino di Levi. Mi rispondono però, con tono scocciato, che l’ingresso costa 5 euro e che non è possibile visitarla poiché ero da solo e la visita guidata non può aver luogo. 

E’ necessario essere un bel gruppetto di persone, almeno sei o sette. Non sapevo fosse obbligatorio essere accompagnato dalla famiglia come a scuola. Ma allora chi viaggia da solo è condannato a farsi sbattere la porta in faccia? Quali regole della buona educazione e dell’ospitalità vigono ad Aliano? Ho visto materializzarsi in un attimo di fronte a me tutto quanto descritto e analizzato da Carlo Levi nel suo libro. 

E’ stato sconcertante e avvilente essere allontanati così da chi invece dovrebbe avvicinare e guidare i turisti alla scoperta di Aliano. Sembra che tutto funzioni al contrario e a questo punto sarebbe meglio appendere un cartello di benvenuto ai turisti all’ingresso del paese con scritto: “Benvenuti, ma se viaggiate da soli tornate da dove venite. Grazie”.Chi acquista un minimo di potere pubblico si sente in grado di esercitarlo e ritorcerlo contro chi (il turista) arriva ad Aliano proprio per osservare le bellezze culturali e naturali. Diventa questo invece un modo per autoingannarsi senza alcun tipo di vantaggio per nessuno. E’ un paradosso! 

Carlo Levi nel “Cristo si è fermato ad Eboli” parlava del podestà Don Luigi, sviscerando la figura del “luigino”. E’ proprio questa l’impressione che ho avuto entrando in quel centro informazioni, che per l’occasione battezzerei “centro disinformazioni e depistaggi”. Ma non mi sono arreso e sono andato alla ricerca del parroco di Aliano Don Pierino, che tutte le persone indicavano come il più colto e importante del paese. Una persona di cui ci si possa fidare insomma, e che avrebbe soddisfatto tutte le mie curiosità. “Ha tre lauree” mi dicevano, ma si è rivelato averne soltanto una, nonostante la sua fede, come tanti noi mortali. Incontrato Don Pierino inizio a fare domande su Aliano, su Carlo Levi e sul libro di Antonio Pagnotta e Graziella Salvatore che mi ha portato ad Aliano. 

Ma il parroco non sembra ben disposto nel rispondere alle mie domande e dopo pochi minuti va via contrariato, nonostante il mio febbrile entusiasmo di chi avrebbe voluto dissetare la propria sete di conoscenza. Stanco per il viaggio e frustrato per i continui insuccessi ed ostacoli posti sul mio cammino, mi rimetto in auto e torno, mesto, nella mia città, Potenza. Stessa sorte è toccata ad alcuni ragazzi toscani. Se fosse ancora in vita, Carlo Levi non avrebbe permesso questo sfacelo e questo orrore, che non è solo amministrativo o politico, ma umano. Lui ha combattuto perché questa “terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose” dove “né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia” migliorasse e si muovesse verso uno stato (mentale) migliore. Certo, potrete rispondermi che è grazie a voi se il Parco Letterario è ancora in vita e che se non fosse per voi morirebbe. 

Ed io vi ringrazio per questo. Ma non è sufficiente un titolo (come quello del podestà, del resto) per vantarsi di un progetto culturale che è sì magnifico, ma che le persone che vi lavorano all’interno stanno lentamente uccidendo giorno dopo giorno, allontanando turisti che arrivano da ogni parte del globo. 

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