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CHIAROMONTE – La protesta per salvare il “San Giovanni” di Chiaromonte continua, ma dell’assessore Martorano nessun segno di vita. Dal 12 agosto, infatti, il sindaco di Chiaromonte Antonio Vozzi rimane incatenato davanti al suo sit-in nei pressi del cancello dell’ospedale in attesa di una telefonata che a quanto pare non arriva. Non c’è delusione nel silenzio dell’assessore in quanto, si è capito da tempo che questo «ospedale non deve vivere». Solo il direttore generale Mario Marra ha inviato un messaggio al sindaco Vozzi dicendogli che al suo ritorno si sarebbe fatto sentire. In attesa di risposte, la protesta va avanti e sono già tanti i contatti presi dal primo cittadino con gli organi di stampa locali, il tg3 regionale, la nuova tv, il social network Facebook e per ultimo il nuovo blog appena nato “nonsitoccalospedaledichiaromonte.blogspot.com”. Ma ci sono altre novità importanti che il sindaco renderà noto nei prossimi giorni. La protesta in ogni caso si sta allargando a macchia d’olio anche nei paesi limitrofi con la gente decisamente arrabbiata e che quotidianamente si ritrova faccia a faccia con problemi di salute seri e che diventano ancora più grandi grazie – a detta di monti – «alle scelte di una politica regionale che invece di tutelare la salute del cittadino, come sancito dalla costituzione italiana, dirotta a piacimento soldi e servizi non verso strutture efficienti e già esistenti come quella di Chiaromonte ma verso altre inesistenti o inadeguate». «Chiaramente,  – spiega il sindaco Vozzi – il caso più eclatante resta quello “della casa della salute” che si dovrebbe realizzare a Senise, dove l’assessore Martonano vorrebbe spendere quasi cinque milioni di euro in barba alla spending review tanto a cuore al nostro assessore quando si parlava di potenziare il “San Giovanni”. Perché allora spendere altri soldi se a pochi chilometri esiste una struttura nuova già oggetto di riqualificazione che prevede il rinnovo e l’acquisto di nuove apparecchiature già previste nel piano di investimento da parte dell’Asp 2010/2011? la situazione, – conclude Vozzi – oltre ad essere un paradosso assume una situazione inquietante e che riteniamo doveroso portare all’attenzione dei media, della stampa, nonché degli organi di controllo per gli enormi sprechi di denaro pubblico in ambito sanitario perpetrati dalla regione Basilicata». L’altro paradosso a detta di coloro che stanno protestando è l’ospedale di Lagonegro. «Questa struttura, – spiega il vice sindaco Prospero Cafaro – come più volte detto, è obsoleta e fatiscente con capacità ricettive fortemente limitate, non idonea a contenere un ospedale sede di pronto soccorso attivo ed oltretutto non è baricentrica rispetto al nostro territorio, per cui il tempo massimo di percorrenza previsto per legge di 20 minuti, diventano 45 se non 90 in caso di neve o nebbia. Per non parlare del continuo via vai di ambulanze da Chiaromonte a Lagonegro che oltre ad un consistente consumo di soldi crea disagi ai cittadini che una volta lasciati al pronto soccorso, specialmente di notte, hanno difficoltà nel ritirarsi a casa propria vista la carenza di trasporti pubblici e in alcuni casi di anziani senza un proprio mezzo per spostarsi. Altro caso da tenere conto – conclude Cafaro, – è che a Chiaromonte esistono importanti strutture di eccellenza nazionale come il Centro dei disturbi alimentari “Centro Gioia”, il “Centro Luigi Viola” (centro di recupero algologico) e le ulteriori attività della Fondazione “Stella Maris”, che non possono essere disgiunti in alcun modo dai servizi sanitari essenziali».
«Insomma, – aggiunge ancora Vozzi – l’unico ospedale di riferimento del territorio per quasi 45 anni è stato quello ubicato a Chiaromonte, struttura baricentrica e facilmente raggiungibile in un tempio medio di 20-30 minuti con un bacino di utenza di circa 35 mila abitanti, in un comprensorio di 17 comuni e non lasceremo morire questi cittadini per raggiungere l’ospedale di Lagonegro, fatiscente, lontano e decentrato, con enormi problemi di viabilità, anche climatiche, reso ancora più complicato dai lavori sulla autostrada Salerno-Reggio con il risultato di dover vivere la propria malattia come ai tempi di Carlo Levi, ovvero rischiando la vita, ricordando che qualche donna poco tempo fa ha partorito per strada. Ora basta, – conclude Vozzi – sono finiti i tempi in cui l’ago della bilancia pende sempre dal lato dove gli interessi della politica sono più forti».
Lucio Vitale

CHIAROMONTE – La protesta per salvare il “San Giovanni” di Chiaromonte continua, ma dell’assessore Martorano nessun segno di vita. 

Dal 12 agosto, infatti, il sindaco di Chiaromonte Antonio Vozzi rimane incatenato davanti al suo sit-in nei pressi del cancello dell’ospedale in attesa di una telefonata che a quanto pare non arriva. Non c’è delusione nel silenzio dell’assessore in quanto, si è capito da tempo che questo «ospedale non deve vivere». 

Solo il direttore generale Mario Marra ha inviato un messaggio al sindaco Vozzi dicendogli che al suo ritorno si sarebbe fatto sentire. In attesa di risposte, la protesta va avanti e sono già tanti i contatti presi dal primo cittadino con gli organi di stampa locali, il tg3 regionale, la nuova tv, il social network Facebook e per ultimo il nuovo blog appena nato “nonsitoccalospedaledichiaromonte.blogspot.com”. 

Ma ci sono altre novità importanti che il sindaco renderà noto nei prossimi giorni. 

La protesta in ogni caso si sta allargando a macchia d’olio anche nei paesi limitrofi con la gente decisamente arrabbiata e che quotidianamente si ritrova faccia a faccia con problemi di salute seri e che diventano ancora più grandi grazie – a detta di monti – «alle scelte di una politica regionale che invece di tutelare la salute del cittadino, come sancito dalla costituzione italiana, dirotta a piacimento soldi e servizi non verso strutture efficienti e già esistenti come quella di Chiaromonte ma verso altre inesistenti o inadeguate». 

«Chiaramente,  – spiega il sindaco Vozzi – il caso più eclatante resta quello “della casa della salute” che si dovrebbe realizzare a Senise, dove l’assessore Martonano vorrebbe spendere quasi cinque milioni di euro in barba alla spending review tanto a cuore al nostro assessore quando si parlava di potenziare il “San Giovanni”. Perché allora spendere altri soldi se a pochi chilometri esiste una struttura nuova già oggetto di riqualificazione che prevede il rinnovo e l’acquisto di nuove apparecchiature già previste nel piano di investimento da parte dell’Asp 2010/2011? la situazione, – conclude Vozzi – oltre ad essere un paradosso assume una situazione inquietante e che riteniamo doveroso portare all’attenzione dei media, della stampa, nonché degli organi di controllo per gli enormi sprechi di denaro pubblico in ambito sanitario perpetrati dalla regione Basilicata».

 L’altro paradosso a detta di coloro che stanno protestando è l’ospedale di Lagonegro. 

«Questa struttura, – spiega il vice sindaco Prospero Cafaro – come più volte detto, è obsoleta e fatiscente con capacità ricettive fortemente limitate, non idonea a contenere un ospedale sede di pronto soccorso attivo ed oltretutto non è baricentrica rispetto al nostro territorio, per cui il tempo massimo di percorrenza previsto per legge di 20 minuti, diventano 45 se non 90 in caso di neve o nebbia. Per non parlare del continuo via vai di ambulanze da Chiaromonte a Lagonegro che oltre ad un consistente consumo di soldi crea disagi ai cittadini che una volta lasciati al pronto soccorso, specialmente di notte, hanno difficoltà nel ritirarsi a casa propria vista la carenza di trasporti pubblici e in alcuni casi di anziani senza un proprio mezzo per spostarsi. Altro caso da tenere conto – conclude Cafaro, – è che a Chiaromonte esistono importanti strutture di eccellenza nazionale come il Centro dei disturbi alimentari “Centro Gioia”, il “Centro Luigi Viola” (centro di recupero algologico) e le ulteriori attività della Fondazione “Stella Maris”, che non possono essere disgiunti in alcun modo dai servizi sanitari essenziali».

«Insomma, – aggiunge ancora Vozzi – l’unico ospedale di riferimento del territorio per quasi 45 anni è stato quello ubicato a Chiaromonte, struttura baricentrica e facilmente raggiungibile in un tempio medio di 20-30 minuti con un bacino di utenza di circa 35 mila abitanti, in un comprensorio di 17 comuni e non lasceremo morire questi cittadini per raggiungere l’ospedale di Lagonegro, fatiscente, lontano e decentrato, con enormi problemi di viabilità, anche climatiche, reso ancora più complicato dai lavori sulla autostrada Salerno-Reggio con il risultato di dover vivere la propria malattia come ai tempi di Carlo Levi, ovvero rischiando la vita, ricordando che qualche donna poco tempo fa ha partorito per strada. Ora basta, – conclude Vozzi – sono finiti i tempi in cui l’ago della bilancia pende sempre dal lato dove gli interessi della politica sono più forti».

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