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POTENZA – Senza troppe sorprese, il sì al referendum è arrivato unanime. Il punto ora è una corsa contro il tempo.

Quella della consultazione popolare è infatti una delle vie scelte per tentare lo stop alla soppressione del tribunale di Melfi.

La proposta, nata per iniziativa di Ernesto Navazio (scelta Civica), ha raccolto consensi bipartisan. Ieri l’approvazione in aula del testo che propone l’abrogazione delle norme che comportano la chiusura del tribunale di Melfi.

La premessa: «La riorganizzazione operata per la Basilicata – spiegano – comporta una inaccettabile concentrazione del “servizio giustizia” presso il tribunale avente sede nel  capoluogo di Provincia, con conseguente soppressione dei tribunali di Melfi e quella della sezione distaccata del Tribunale di Matera avente sede in Pisticci».

Per l’assemblea «la soppressione risulta in grave contrasto con il principio di prossimità stabilito dal Trattato di Lisbona, dove si prevede che l’amministrazione (anche della giustizia) sia esercitata il più vicino possibile ai cittadini e che il mancato rispetto del richiamato principio non può assolutamente trovare giustificazione in un presunto risparmio, astratto e ipotetico».

Se a queste considerazioni si aggiunge uno sguardo sul territorio, ecco l’impossibilità di accettare la decisione del governo.

Il Vulture è infatti un territorio già attaccato  dalla criminalità organizzata, in un tessuto generale – quello lucano – che paga da sempre difficili condizioni orografiche, logistiche e infrastrutturali.

Nel quesito con cui avviare l’iter del referendum abrogativo delle disposizioni concernenti la nuova organizzazione delle circoscrizioni giudiziarie si sottolinea  la necessità che «la Regione Basilicata raccolga la giusta istanza proveniente dal territorio del Vulture – Melfese e si faccia promotore verso altre Regioni maggiormente interessate alla citata riforma della geografia giudiziaria».

C’è poi «una identità territoriale da salvaguardare – ha fatto notare Navazio – È una delicata questione, fatta passare come una facile azione di spending review.

La  proposta di referendum della Basilicata segue quella già perfezionata da Abruzzo e Campania e precede quelle in itinere in altre regioni, fra cui la Puglia».

 In molti, tra i consiglieri, sono intervenuti in aula. Con forza hanno chiesto che i parlamentari lucani si facciano attivi sostenitori della battaglia, proprio come fatto dai consiglieri.

Ci credono ancora.

Ma questo, ha concluso Navazio, «non è il momento di additare le responsabilità che ci sono state e che ci sono».

Piuttosto/un po’  speranza un po’ appello – «è il momento che la Basilicata tutta insieme possa continuare a gridare».

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