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POTENZA – Quanto arriverà in Basilicata dei due miliardi di euro (per l’esattezza poco più di un miliardo e 900 milioni) attesi per infrastrutture e occupazione in cambio del via libera all’aumento delle estrazioni in Val d’Agri. Franco Terlizzese, direttore generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello sviluppo economico, chiede cautela sui numeri («Al dicastero dell’Economia hanno fatto una serie di proiezioni ma ci sono variabili che dipendono dalle compagnie»). Ma su una questione si dice possibilista: «Quello approvato lo scorso 12 dicembre è un decreto innovativo sotto molti aspetti. Vediamo all’opera i risultati che produrrà con la consapevolezza che può essere sempre modificato».

Direttore una domanda secca: quanto?

«Diciamo prima che si tratta di una novità assoluta nel panorama fiscale italiano. Si sono contemperati interessi diversi, infatti la difficoltà principale per chi ci ha lavorato è stata quella di cambiare logica. Utilizzare uno strumento di fiscalità generale come l’imposta sul reddito delle società per indirizzare risorse verso un territorio in particolare. Una forma di federalismo fiscale, per capirsi. Come non è mai esistita. Metabolizzarlo non è stato semplice né veloce, per questo il decreto è arrivato con un anno di ritardo».

Quindi la soglia dei 50 milioni di euro l’anno?

«Sono state adottate delle misure di prudenza. Mi metterei anche nei panni del colleghi del ministero dell’Economia. In questa prima fase si sono tutelati introducendo requisiti come quello che le società protagoniste dei nuovi accordi abbiano sede nei territori interessati dalle estrazioni, o per la quota del 30% fino a 130milioni di imposte e poi del 15%. Così pure il tetto annuale dei 50 milioni perché si vuole fare una verifica di questo nuovo approccio, che apre un orizzonte dove molti hanno tentato prima senza successo. Questo – però – chi ci ha lavorato non l’ha visto messo in evidenza da nessuno. Il provvedimento che abbiamo adottato va anche contestualizzato in un 2013 difficilissimo per cui far passare principio di ridistribuire ai territori risorse mentre nel Governo si prova a tagliare dappertutto non è una cosa da poco».

Ma si parlava di quasi due miliardi e adesso al massimo di 500 in dieci anni non le pare poco? 

«Tre anni fa con il presidente Vito De Filippo e i sottosegretari Stefano Saglia e Guido Viceconte sono state esaminate quali erano le esigenze di sviluppo infrastrutturale della Basilicata e il suo potenziale petrolifero. Per questo si parlava di un 1miliardo e 900milioni ma oggi quel potenziale di sviluppo è ancora da verificare perché le ricerche sono ancora ferme. I progetti in Basilicata non sono solo Val d’Agri e Tempa Rossa. Ci sono anche Monte Grosso e altre aree interessanti per l’esplorazione del sottosuolo. All’epoca facemmo una stima per ognuno di questi».

Quindi i 24mila barili al giorno in più in Val d’Agri quanto dovrebbero portare nel fondo?

«Diciamo che una produzione del genere può portare ad avere 700/800 milioni di entrate l’anno».

Fatti due conti ci siamo, tra i 40 e i 55 milioni?

«Da solo l’incremento di produzione in Val d’Agri non basterà a lungo se non si procede a effettuare dei pozzi di completamento. Quelli esistenti sono destinati a esaurirsi in fretta senza sfruttare appieno il giacimento».

l.amato@luedi.it

 

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