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SENISE- Ad aggravare il già pesante bilancio del diluvio, sulla nostra regione, che ha causato morti, dispersi e tantissimi danni a case e poderi, poteva esserci anche una causa aggiunta, derivante dalla frana che ha interessato il territorio di Ginosa.

Qui infatti, viaggia la condotta dell’Acquedotto Pugliese che porta l’acqua in Puglia.

Proprio in un fosso nei pressi del centro di Telecontrollo, improvvisamente, intorno alle 21.30 di sera, cedeva un lungo tratto della condotta del diametro di tre metri; saltavano in aria ben sei tubi ognuno di sette-otto metri collegati alla condotta del Sinni, ossia alla Diga di Montecotugno da dove bisognava a questo punto, chiudere la mandata dell’acqua e impedire che a danno succedesse danno.

Immediata è stata l’allerta da parte del responsabile dell’ufficio di Ginosa, Franco Pedacchio, il quale avvisava il commissario straordinario, ing. Saverio Riccardi, il quale poi dava la sveglia al resto del personale che non si è fatto trovare impreparato, avvisando anche tutte le istituzioni possibili (dalla protezione civile, ai vigili del fuoco alle forze dell’ordine).

Il coordinamento non era facile, visto che il commissario ed il direttore Pasquale Alessi erano rimasti bloccati dalla melma sulla Jonica. 

Dopo qualche ora, il commissario poteva raggiungere l’ufficio di Ginosa e coordinare le operazioni di chiusura della condotta che parte dalla diga del Sinni.

Le manovre per ripristinare l’area sono durate per tutta la notte.

Nel frattempo infatti era stato allertato anche il responsabile della Diga di Montecotugno, ing.Giuliano Cerverizzo che disponeva le necessarie operazioni di chiusura.

La tempestività e la perizia dell’intero ente irrigazione, che operando in silenzio riesce senza clamori a continuare un servizio iniziato sin dal lontano 1947, riapre improvvisamente il dibattito sulla opportunità o meno di mantenere in vita un ente già soppresso con decreto ministeriale, entro settembre 2014.

Mettendo in discussione una lunga storia, tutta dedicata allo sviluppo di Puglia e Basilicata, visti i risultati di difficile comparazione.

Ma la vicenda della necessaria immediata chiusura della condotta, riapre improvvisamente e prepotentemente anche la questione del potenziamento della condotta del Sinni che parte da Montecotugno ed arriva a Ginosa.

A causa di questa interruzione,  la ripresa dell’esercizio dei servizi dell’Acquedotto pugliese,  subiranno evidenti disagi, chissà per quanti giorni. Una seconda condotta, così come sostenuto dal commissario Riccardi e dal capo gabinetto Di Noia, avrebbe scongiurato tutto l’affanno di queste ore passate, giacchè ci sarebbe stata una valida alternativa, data appunto da una condotta di supporto che avrebbe poi consentito i necessari lavori di ripristino, così come correntemente si potrebbe procedere alla necessaria  manutenzione.

Giova appena ricordare che la  condotta del Sinni è stata realizzata negli anni Settanta del secolo scorso dal tanto vituperato Ente che l’ha mantenuta integra ma che proprio per questo potrebbe risentire del passare degli anni, mentre quella franata dell’Acquedotto pugliese, è sicuramente più recente.

La superficiale equazione: due condotte, raddoppio dell’acqua destinata alla Puglia, non trova giustificazioni, visto che il prelievo dell’acqua è vigilato da due ministeri e governato dai prefetti delle province interessate.

Il monito di questo intervento, deve essere raccolto per riflessioni più tranquille ed illuminate, non aspettare una prossima volta che potrebbe essere ingovernabile.

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