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POTENZA – Per adesso il ministro Massimo Bray ancora non ha dato risposta. In attesa di un suo cenno restano in parecchi. Certo, i retweet non fanno fede a voler presentare una petizione, ma tra interventi arrivati in redazione, condivisioni su Facebook, decine di menzioni su Twitter, pezzi su blog  e articoli su altre testate linkati un po’ ovunque, la mobilitazione va avanti. «Contro l’indifferenza», commenta un lettore. «Perdere questo patrimonio proprio non si può», twitta un altro cittadino. Bisogna salvare l’area archeologica di Metaponto. E farlo in fretta.

Una settimana fa l’acqua ha travolto la zona culla della Magna Grecia. Il fango mette in pericolo quel pezzo di storia. «I luoghi sono importanti, sono la nostra grande casa, sono i ricordi della nostra vita, le foto che trasmettiamo ai nostri figli», ha così scritto il direttore del Quotidiano, Lucia Serino, nel lanciare un appello.

In poco tempo decine di riflessioni, poche righe, o commenti importanti. Ne parlano l’Inkiesta, il Sole 24 Ore, stamattina se ne discuterà a Rai Uno, durante UnoMattina Caffè.

E nel frattempo, sul web, si moltiplicano le condivisioni dell’appello, i commenti ai post, i  post su blog, i tweet sull’argomento. Certo, impossibile pensare di poter conteggiare come massa critica questo piccolo movimento in rete. Ma può però essere utile a restituire un clima di attenzione all’argomento.

Il ministro ai Beni culturali per ora non ha dato risposta.

Massimo Bray conosce bene il valore del patrimonio culturale e storico di quest’area, fondamentale anche per contribuire alla corsa di Matera a capitale europea della cultura 2019. «Non è una gara a chi ha più bisogno. Ma la politica, nella regione che candida Matera a capitale europea, non può non avere come co-priorità la salvezza della sua indentità culturale e storica», prosegue l’appello.

Tempo fa era toccato a Sibari: l’area archeologica, meno vasta di quella che oggi è ferita dal fango a Metaponto, fu sommersa dall’acqua. Il Quotidiano della Calabria avviò una grande gara di solidarietà e attenzione, convincendo l’allora ministro alla Coesione territoriale, Fabrizio Barca, a recarsi sul posto.

In attesa che l’urgenza Metaponto arrivi sui tavoli romani, a livello locale cresce l’attenzione. In una sorta di «girotondo» ideale. Magari, come suggerito dalla storica Antonella Pellettieri, si potrebbe andare lì, sull’area, a farlo davvero, un girotondo. Di coscienze.

s.lorusso@luedi.it

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