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IL compromesso raggiunto nel Pd di Basilicata circa la candidatura di Marcello Pittella alla presidenza della Giunta regionale e la composizione delle liste che lo dovranno sostenere ha consentito di procedere ai soggetti interessati  verso le elezioni di novembre, ma l’impressione che se ne ricava è che le questioni che hanno visti i protagonisti contrapposti  siano tutte sul tavolo e sostanzialmente  ancora irrisolte.

Le primarie del PD lucano partivano da un accordo di vertice (Lacorazza candidato presidente, De filippo segretario del partito, in attesa di una nuova postazione di potere). Pittella  lo ha fatto saltare, giovandosi  anche di acclarati sostegni impropri e grazie ad una sottovalutazione da parte della maggioranza del Pd  delle capacità elettorali  della sua famiglia. Le proposte e le scelte già fatte in materia di rappresentanza interna ed esterna al partito molto parzialmente costituiscono delle novità, sintetizzano con accordi al ribasso stipulati nelle segrete stanze del potere o con decisioni individuali prese fuori del partito un equilibrio degli assetti di potere tutto ancora da decifrare.

Il tutto ha avuto come sfondo, da un lato, il solito “chiacchiericcio” sulle cose da fare nella prossima consiliatura e ,dall’altro, l’assordante silenzio, anche questo solito, su che cosa  realmente non ha funzionato su quella appena conclusa, sullo stato dell’economia regionale e così via.

Si è continuato a non vedere i tanti elefanti che ci passano d’avanti e che distruggono i nostri campi potenzialmente produttivi.

Si continua a pensare come se la complessità delle soluzioni per uscire dal sottosviluppo la si possa risolvere con qualche slogan propagandistico.

Si continua a sottovalutare la gravità della crisi, pensando che sia una febbre passeggera e che ,in quanto tale, prima o poi scomparirà come per incanto. La regione è sfibrata dall’emigrazione, dal lavoro che non c’è, ma la politica disegna scenari surreali nella sua caverna di Platone, scambiando le ombre per realtà.

Non se ne valutano gli effetti, né si sa  o si vuole risalire alle cause che l’hanno determinata  , certamente non tutte ascrivibili a responsabilità regionali, ma sulle quali è di tutta evidenza il ruolo molto importante  svolto dalla classe dirigente regionale.   

Si continua a procedere a tentoni, senza un disegno organico, una strategia da seguire, avanti ad una crisi multipla che è  di lungo periodo e che attraversa trasversalmente la politica, l’economia, la società nel suo insieme.

Avete mai sentito nelle varie occasioni  di confronto politico ( primarie, ecc.) analisi sul declino demografico che sta portando la Basilicata a conseguire il primato della regione più vecchia d’Italia ,con al conseguenza di avere come principale ostacolo alla crescita il capitale umano, al posto della limitazione delle risorse finanziarie?   qualcuno ha prospettato finora  politiche anticicliche, avanti alla più grande emergenza economica ed occupazionale che abbiamo dall’ultimo dopoguerra?

Sulla spesa regionale c’è stata qualche riflessione non soltanto sul quanto speso, ma anche e soprattutto sui risultati conseguiti,  in particolare sugli sprechi della sanità, piuttosto che della formazione o  sul ruolo assistenziale svolto dall’ente regione come occupatore di ultima istanza in materia di forestazione che finora ha prodotto cattiva occupazione?

Sarebbe interessante sapere come si fa buona occupazione con i 5mila lavoratori impiegati nella forestazione, come e se si può garantire un reddito minimo ai percettori di indennità  o ai poveri senza reddito, coinvolgendoli in lavori socialmente utili, cosa si può fare per limitare il lavoro sommerso.

E’ di tutta evidenza che l’emergenza occupazionale non la si può affrontare da soli, in un momento peraltro di contrazione della spesa pubblica nazionale. Ma allora qualcuno apra seriamente e con un progetto un tavolo con i big players a partire dalle aziende estrattive del petrolio per ottenere risorse straordinarie per creare nuova occupazione adesso, nei prossimi due-tre anni, nel medio periodo sarà troppo tardi.  

Quando si discuterà seriamente dell’utilizzo delle royalties del petrolio,finora servite per nascondere sotto il tappeto le insufficienze di tanti settori del bilancio regionale, vantando false primazie e rinviando sine die il tema dell’energia e  più in generale dell’uso razionale delle risorse naturali che costituisce azione politica necessaria, sia per mettere in sicurezza il territorio che è tra i più esposti  in Italia al rischio idrogeologico e sismico e sia per  creare opportunità di crescita multisettoriale?

Qualcuno ci ha spiegato perché non abbiamo ancora, caso unico in Italia, il nuovo statuto regionale, ossia lo strumento fondamentale per regolare i rapporti istituzionali?

Non mi pare di aver sentito parlare della esigenza fondamentale di riorganizzare l’apparato regionale, attualmente caratterizzato da una bassa produttività del lavoro, dovuta a scarso utilizzo delle eccellenze  professionali che pure ci sono all’interno della regione, privilegiando  i funzionari  organizzatori delle clientele.

Mi sia consentito a questo punto esprimere una preoccupazione che mi auguro possa essere smentita dalle nuove rappresentanze regionali e cioè che ci stiamo incamminando su una strada già percorsa, fatta di retorica dello sviluppo che sottende una situazione gattopardesca: si dice di volere cambiare tutto per non cambiare nulla.

L a complessità della crisi regionale richiederebbe una leadership forte, autorevole capace di restituire fiducia, autostima alle nuove generazioni  che sono i beni economici fondamentali sui quali costruire progetti di vita collettiva ed individuale, in linea con le grandi relative potenzialità economiche, di cui disponiamo, una leadership  che abbia una visione di lungo periodo, più che limitarsi al piccolo cabotaggio per ottenere consenso immediato, avendo come pensiero unico la programmazione delle proprie carriere personali piuttosto che programmare lo sviluppo regionale.

Tutto questo implica una classe dirigente con almeno tre requisiti: coraggio nelle scelte, mettendo in conto anche l’impopolarità ,  passione, impegnandosi a sapere e voler guardare in grande il futuro  e speranza, propria e da trasmettere alle nuove generazioni , sapendo coniugare  i meriti con i bisogni, uscendo dalla palude assistenziale fin qui organizzata . Tre requisiti  che finora abbiamo fatto fatica a rintracciare, ma che sono il presupposto per uscire dal sottosviluppo.

Purtroppo, il quadro che si sta delineando a livello politico non è dei migliori: nel Pd lucano, partito   egemone della politica in Basilicata,  ci sono conflitti forti che si trasferiranno presumibilmente nelle istituzioni regionali e locali, la  stessa candidatura alla presidenza non è certamente nata sotto i migliori auspici, ci sarà da attendersi azioni trasformistiche nelle future articolazioni di potere. Sviluppare  unità d’intenti, senso di comunità e di coesione sociale intorno ad un progetto con questo contesto politico  non sarà facile.                 

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