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CONCETTA aveva una scarpa sola quella mattina, e non era neanche la sua. Era uno di quegli scarponi grossi come li avevano suo padre e suo fratello. Lo aveva trovato in campagna; forse qualcuno lo aveva perso e ora in giro c’era un contadino che faticava con una scarpa sola. Ma a Concetta non importava, lei se ne stava seduta dietro un ulivo e con la manina paffuta cercava di tenere fermo nello scarpone il piccolo pulcino che aveva preso nel pollaio. Alla bestiola la nuova cuccia non piaceva ma così schiacciato dalla manina di Concetta non poteva ribellarsi, ad un certo punto la bimba si stancò di tenerlo allora lo lasciò uscire e in quel momento sentì le voci. Erano i contadini che parlottavano organizzando i lavori da fare sul fondo Fragalà, tra loro c’erano sicuramente anche suo padre, sua madre e suo fratello; Concetta ebbe paura, se avessero scoperto che aveva preso uno dei pulcini l’avrebbero picchiata. Afferrò il cucciolo e lo ricacciò nello scarpone, lo tenne fermo e si appiattì contro l’albero; bastava non muoversi e appena possibile scendere verso la strada, poi tornare a casa e mettere a posto il pulcino. Non si era ancora mossa quando sentì il primo colpo e non capì cosa fosse, dopo ne arrivarono altri e insieme arrivarono le urla di uomini e animali spaventati. Si aggrappò allo scarpone dal quale il cucciolo era fuggito, il cuore gli batteva forte, si fece coraggio e spiò oltre l’albero. C’erano fumo e cavalli, cavalli grandi che si muovevano terrorizzati dagli spari mentre in sella dei soldati a stento tentavano di tenerli strattonando le redini. Fuggì veloce verso la strada e poi verso casa dove sulla soglia trovò sua madre che piangeva, non era mai successo prima ma la mamma l’abbracciò. Sentì il silenzio in quell’abbraccio e gli spari spegnersi lontano. Sentì la disperazione e allora provò pena, ricambiò con forza l’abbraccio e disse piano nell’orecchio di sua mamma «non piangere tanto domani nessuno ricorderà più».

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