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LA risposta del boss di Lamezia Giuseppe Giampà agli investigatori che lo interrogavano su quanti omicidi avesse commissionato («Una ventina…20, 25») proprio per come è articolata («20, 25…», con la stessa approssimazione con la quale si parlerebbe di partite a biliardo piuttosto che di vacanze) dà l’idea di come negli ambienti della ‘ndrangheta si ammazzino le persone con grande leggerezza. Di quanto poco valore venga cioè attribuito alla vita. 

 

LEGGI E ASCOLTA: IL PENTITO GIAMPA’ CHE RACCONTA GLI OMICIDI

Si uccide per motivi a volte del tutto insignificanti e, soprattutto, chi lo fa lo fa quasi fosse la cosa più naturale del mondo. Con disinvolta “semplicità”. Dai racconti dei pentiti pubblicati nell’edizione del Quotidiano della Calabria oggi in edicola, che all’argomento dedica due pagine con casi verificatisi in tutta la regione, si hanno solo conferme della terribile realtà. Killer che ridono divertiti dell’esito mortale di agguati, sicari che vanno a prendere un cappuccino e poi entrano in azione, delitti decisi al tavolino di un bar. Uno spaccato da brivido. Fatto, per esempio, di chi in un’occasione ha ucciso a picconate per evitare il rumore degli spari, o da chi, in un altro caso, era stato assunto nella ditta del boss: impiegato di giorno, cecchino di sera. Decine e decine di delitti confessati, sangue senza mistero.

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