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DOPO otto ore di Camera di Consiglio è stata pronunciata poco fa la sentenza del processo ‘Minotauro’, sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel torinese: 36 condanne, 37 assoluzioni e un non luogo a procedere. Con l’inchiesta “Minotauro”, sfociata lo scorso anno in 142 arresti, era stata smantellata la decina di bande (i cosiddetti “locali” nel lessico della ‘ndrangheta) che operavano a Torino e nel circondario e che avevano tentato anche di tessere legami con gli ambienti politici di alcuni paesi. In seguito agli accertamenti del pool guidato dal procuratore aggiunto Sandro Ausiello i consigli comunali di Leinì e Rivarolo erano stati sciolti per infiltrazioni mafiose.
Gli inquirenti, grazie alle rivelazioni del pentito Rocco Varacalli, avevano individuato dieci “locali” (le articolazioni territoriali della ‘ndrangheta) sparse per il Torinese e in contatto con le case madri calabresi, ma non sempre erano riusciti a contestare i cosiddetti “reati fine” come estorsioni o intrusioni negli appalti. E’ rimasta valida, comunque, la tesi del tentativo di inquinare la scena amministrativa locale. 

L’unico politico coinvolto, Nevio Coral, ex sindaco di Leinì, è stato condannato a 10 anni per concorso esterno. Per l’eurodeputato Fabrizio Bertot, all’epoca dei fatti primo cittadino di Rivarolo (comune sciolto per infiltrazioni mafiose come Leinì), è stata disposta la trasmissione degli atti in procura perchè si indaghi per voto di scambio. 
“Buona parte del nostro lavoro ha trovato conferma”, commenta il procuratore vicario Sandro Ausiello, mentre il procuratore capo, Gian Carlo Caselli, risponde “valuteremo posizione per posizione” a chi gli chiede un commento sulla possibilità di proporre appello e anche sull’entità delle condanne inflitte dai giudici, in molti casi più basse rispetto a quelle proposte dai pm. Ce ne è stata una sola a 21 anni e mezzo, le altre oscillano da venti mesi a 14 anni, per un totale di 260 anni contro i 733 invocati dall’accusa. La sentenza potrebbe avere il suo peso anche nel troncone di Minotauro che ha preso la strada del rito abbreviato: 62 imputati, condannati a 400 anni di carcere, che attendono la sentenza d’appello il 28 novembre. “Con il processo ordinario – sottolinea uno degli avvocati difensori, Antonio Genovese – abbiamo potuto ascoltare i testimoni e chiarire ogni cosa. Il mio cliente è stato chiamato in causa per avere organizzato una cena elettorale. Ma lui di mestiere fa il ristoratore. E alla fine è stato assolto”. 
La Regione Piemonte, la Provincia di Torino e diverse amministrazioni comunali (Torino, Leinì, Chivasso, Moncalieri e Volpiano) si sono costituite parti civili ottenendo il diritto ad essere risarcite così come l’associazione Libera di don Luigi Ciotti, che era presente in aula alla lettura della sentenza. L’inchiesta Minotauro aveva preso le mosse nel 2006 e, dopo lunghe indagini svolte in gran parte dai carabinieri, era sfociata nel 2011 in 146 arresti.
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