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REGGIO CALABRIA – Quarant’anni di carcere. Questa la richiesta fatta dal pubblico ministero presso la Procura di Palmi Calabria, Salvatore Dolce, durante la seconda udienza del processo con rito abbreviato, che vede alla sbarra, tra gli altri, il boss di Castellace, Saverio Mammoliti. Questa mattina l’accusa ha formulato le richieste di condanna per i sette imputati a vario titolo accusati dei reati di estorsione, tentata estorsione, danneggiamento e furto. Ma soprattutto, è arrivata la costituzione di parte civile del Comune di Oppido Mamertina, i ministeri dell’Economia, della Coesione Sociale, dell’Ambiente e dell’Interno, rappresentati dall’Avvocatura dello Stato, e l’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alle mafie. 

Si tratta della vicenda le 640 piante di ulivo secolare tagliate, nel gennaio 2012, all’interno di due differenti apprezzamenti di terreno in località Don Fedele di Oppido Mamertina, sulle proprietà confiscate alla ‘ndrangheta. Terreni gestiti dalla cooperativa “Valle del Marro” e da una privata cittadina. Ed è per questo che la presenza tra le parti lese delle istituzioni viene salutato come «un segnale importante» secondo il parroco di Polistena don Pino Demasi, referente di Libera per la Calabria. Nei giorni scorsi don Demasi aveva lanciato un appello affinché quella della cooperativa non restasse una battaglia isolata. Ora, la costituzione di parte civile, secondo il sacerdote, «dimostra l’importanza di lottare uniti per il cambiamento e la vittoria della legalità».

Presenti all’esterno dell’aula, a sostegno dei lavoratori della cooperativa “Valle del Marro”, il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, il sindaco di Polistena, Michele Tripodi, Peppino Lavorato, l’imprenditore Nino De Masi, la giornalista Cristina Riso di Stop ‘ndrangheta, Claudio La Camera per l’Osservatorio sulla ‘ndrangheta, i ragazzi del progetto “Policoro” della Diocesi di Oppido Palmi, referenti di Legambiente e Avviso Pubblico, esponenti del Pd di Gioia Tauro, esponenti dell’associazione Libera.

Per quanto riguarda le richieste di pena formulate dal pm, diciotto anni sono stati invocati per Saverio Mammoliti, ritenuto il boss dell’omonima cosca. Otto anni per Danilo Carpinelli e Antonino Mammoliti, figli di Saverio. Sei anni per Francesco Frisina, 6 anni per Marcello Auddino, 2 anni per Maria Cipri e 2 anni per Caterina Anastasi. 

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