X
<
>

Share
4 minuti per la lettura

PETILIA POLICASTRO (KR)  – Se questa storia fosse un film, certamente il titolo più adatto sarebbe “Un biglietto per l’inferno”. La storia della famiglia Costanzo, invece, è vera, anche se, per certi versi, sfiora i limiti dell’assurdo. Gli eventi si svolgono tra Petilia Policastro e la frazione Pagliarelle, nota per essere il luogo d’origine di Lea Garofalo. Tutto, però, inizia in una tabaccheria in via Alcide De Gasperi, a Petilia centro, dove un ancor ignoto fortunato, circa un mese fa, acquistando un biglietto da 5 euro di un Gratta e vinci, della serie “Prendo tutto”, ha vinto 500 mila euro (LEGGI L’ARTICOLO). 

Da quando la notizia della vincita è stata pubblicata sul Quotidiano, a Petilia Policastro si è subito scatenata la caccia al vincitore, che, però, ha fatto perdere le sue tracce. Un turbinio di voci, di illazioni, di sospetti in cui è finita, insieme ad un’altra famiglia, anche quella di Filomena Ierardi, madre di due bimbe e sposata con un minatore di Pagliarelle, Giuseppe Costanzo. Per la gente di Petilia sarebbe stato lui il fortunato vincitore, e allora la vita della sua famiglia è diventata un incubo, un inferno. 
«La gente non sa più cosa inventarsi e visto che la cosa ormai è sulla bocca di tutti, e cioè che mio marito ha vinto 500 mila euro, voglio dire la mia». Così comincia la confessione, via Facebook, di Filomena Ierardi. 
Sentita telefonicamente, la signora Ierardi ha subito sbottato: «Con questa storia, messa in giro da chissà chi, ci stanno rendendo la vita impossibile». Il telefono, in casa Costanzo, infatti, da quando in paese è circolata la voce, non ha più smesso di squillare. «Tutti chiamano, non tanto per chiedere se la storia è vera, perché la danno già per accertata, ma insistono a volerci fare confessare ciò che non è accaduto, fino all’inverosimile». E racconta anche degli episodi concreti che stanno caratterizzando i suoi giorni complicati. «Perfino una mia amica intima è venuta in casa a pregarmi di confessare la vincita. “Agli altri puoi non dirlo, ma a me devi dirlo, ti prego”. Questo continuava a ripetermi. Al mio diniego mi ha detto che avrebbe controllato gli acquisti». Non si riesce a spiegare da dove sia uscita la voce. 
«Sono andata a chiedere – ha detto la signora Ierardi – perfino al titolare della tabaccheria che ha venduto il biglietto, ma lui ha detto che mio marito neanche lo conosce. Confermo, visto che in questa tabaccheria non ha mai messo piede, visto che lavora a Locri». Non ce la fa più a sostenere gli assalti di amici e semplici curiosi che le chiedono sempre e solo della stessa cosa: la vincita. «Stanno dicendo – continua la signora Filomena – che stiamo organizzando una festa a Pagliarelle. Ma per organizzare una festa si devono fare dei preparativi: c’è bisogno anche di un buffet. E questo buffet dove siamo andati ad ordinarlo? Davvero cose da pazzi». Il problema è che l’incubo vincita si sta, pian piano, allargando anche ai parenti. «Recentemente – continua nel suo racconto – una signora anziana è andata da mio fratello, che fa il marmista, a ordinargli un lavoro. Al momento del pagamento, si è sentito dire: “Però, adesso, devi lasciarmi 200 euro da quanto avevamo pattuito”. “E perché?” ha chiesto lui. La risposta: “Perché tuo cognato ha vinto 500 mila euro con il gratta e vinci”. Siamo all’assurdo». 
Neanche le figlie di Filomena sono state risparmiate. «Si prendono anche la briga di chiamare mia figlia a Cosenza. Ricordo che mia figlia studia, fa tirocinio e non ha tempo di farsi neanche un piatto di pasta. Figuriamoci se ha tempo da perdere per le sciocchezze che dice la gente». Vuole lanciare, poi, un appello alla gente che la sta «torturando»: «Mio marito fa il minatore; adesso è a Locri, ma il lavoro e finito e tra poco partirà per il Cile, per sei mesi. Credete che se avesse vinto davvero 500 mila euro avrebbe accettato questo lavoro stando lontano sei mesi da casa, con la nostra bambina che già al pensiero ha cominciato a piangere?». Questo è davvero un biglietto per l’inferno.
Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE