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LOCRI (RC) – C’è una pista per l’omicidio di Fortunato La Rosa. E’ quanto emerge dalle carte di una informativa dell’Arma dei Carabinieri che sta puntando sulle questioni legate ai pascoli e all’occupazione delle terre alle pendici dell’Aspromonte. Intercettazioni e rilevazioni tecniche hanno portato gli investigatori su un indirizzo ben preciso. Il medico della Locride non avrebbe accettato le condizioni di alcuni uomini legati alla criminalità e per questo sarebbe stato punito, avrebbe pagato con la vita la sua rettitudine. Fortunato La Rosa, oculista e persona perbene, è stato assassinato un mese prima di Franco Fortugno, esattamente l’8 settembre del 2005 tra le ore 12.00 e le ore 13.00 in una strada di montagna tra i comuni di Gerace e Canolo. 

In quell’occasione La Rosa, alla guida della propria auto, affrontava a bassa velocità un tornante quando un killer gli esplose contro tre colpi di fucile, caricato a pallettoni. Un delitto che fece clamore ma che oggi, a 9 anni di distanza non ha né un colpevole come esecutore materiale, né un mandante, ed è inutile nascondere che nel pieno dell’attività investigativa sull’assassinio dell’oculista l’atroce omicidio di Franco Fortugno ha impegnato tutte le forze in campo nel tentativo, poi riuscito, di trovare i colpevoli di un delitto eccellente. Ma lo Stato, ed i Carabinieri, non hanno smesso di cercare una risposta anche all’omicidio di Fortunato La Rosa e in cinque pagine di attenta ricostruzione e riscontri hanno dato una chiave di lettura ben precisa alla fine del medico galantuomo. 
«Fortunato La Rosa – scrivono gli investigatori – uomo di specchiata rettitudine e noto, così come anche i propri familiari, per la propria assoluta intransigenza nei confronti di ogni forma di sopruso, dal 1999 aveva smesso l’attività professionale, per dedicarsi alla passione per l’agricoltura, che esercitava in alcuni possedimenti di famiglia situati nella zona pre aspromontana tra i comuni di Canolo e Gerace, fino a quel momento rimasti in stato di semiabbandono, in preda ad alcuni occupanti abusivi ed a capi di bestiame al pascolo brado». 
Secondo quanto ricostruito dagli uomini dell’Arma Fortunato La Rosa con la possibilità di dedicarsi finalmente a tempo pieno alla cura della propria terra era ormai riuscito a diventare un esempio positivo di abilità e correttezza gestionale, essendo stato capace in un così breve lasso di tempo di riportarla florida ed ordinata, e soprattutto con la collaborazione di maestranze locali regolarmente assunte, assicurate e stipendiate. La Rosa non accettava imposizioni da nessuno, neppure dai potentati locali che con metodi pseudo ‘ndranghetistici obbligavano gli agricoltori al noleggio dei mezzi in poche e “certificate” direzioni. Ci sono almeno due persone sospettate di essere coinvolte nel delitto dell’oculista, persone che avevano a che fare con dei pascoli che abusivamente avrebbero occupato le terre di La Rosa e i cui capi di bestiame erano stati segnalati dallo stesso medico poiché avevano danneggiato il raccolto. Il resto dei sospetti ricadrebbe su un soggetto considerato “uomo d’onore” del territorio che anche da accertamenti tecnici sembra potrebbe essere stato vicino al luogo del delitto l’8 settembre del 2005. Ma più di tutti ci sono due intercettazioni in cui gli interlocutori sembra parlino proprio del delitto di Fortunato La Rosa, intercettazioni e discorsi che adesso sono al vaglio degli investigatori che vogliono accertare se quando da loro captato possa trovare riscontro oggettivo nelle indagini.
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