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POTENZA – Per quella riforma del titolo V della Costituzione, proposta dal segretario del Pd Renzi, passa il destino dei lucani che, da quando tutto è iniziato, nel lontano ‘98, continuano a chiedersi se esista una via possibile al petrolio. 

Ed è per questo che le dichiarazioni del sindaco di Firenze, prima, e l’intervista a Chicco Testa pubblicata dal Quotidiano, dopo (entrambi favorevoli al passaggio di competenze in materia energetica dalle Regioni allo Stato) hanno ravvivato il dibattito intorno al futuro delle estrazioni lucane. 

In molti, anche nella giornata di ieri, hanno continuato a prendere posizione. Il presidente del Consiglio, Lacorazza, sempre dalle colonne di queste giornale, ha spiegato le ragioni dei territori e ha parlato di quegli impegni previsti dagli accordi di sedici anni fa che ancora non hanno trovato attuazione. Di certo non è passato inosservato, invece, il silenzio del governatore, Marcello Pittella. Rotto solo da un tweet, della giornata di ieri, in cui il presidente dice: «Parteciperemo attivamente ai lavori su temi che ci riguardano da vicino come il #petrolio #titolo V». 

Una promessa d’impegno, sicuramente. Che però non dice la cosa più importante: come la pensi il neo governatore il merito di riportare il livello decisionali in materia estrattiva a Roma. Chiaro che per il neo governatore non è facile prendere posizione rispetto al programma annunciato dal segretario da lui sostenuto nel recente congresso nazionale. 

Nell’ultima occasione ufficiale in cui Pittella aveva parlato di petrolio – la manifestazione della Cgil con la segretaria Camusso, la scorsa settimana – aveva ribadito la necessità di riprendere l’interlocuzione, più che con le compagnie petrolifere, con il Governo. 

Per chiedere il riconoscimento delle legittime richieste dei lucani, a partire dalla rivisitazione del decreto attuativo del Memorandum. Solo, lì dove la riforma del titolo V, così come immaginata da Renzi, dovesse trovare pratica attuazione, i rapporti di forza ne sarebbero completamente stravolti, con ulteriore indebolimento le ragioni lucane.

 Dunque, sarà interessante capire come la «partecipazione attiva» assicurata dal neo presidente si tradurrà concretamente sui tavoli romani. 

Nel frattempo, negli uffici della Giunta, si continua a parlare di petrolio, ma da altri punti di vista. Prima il tavolo permanente con gli amministratori della Val d’Agri. Poi l’annuncio della riunione che si terrà il prossimo 31 gennaio in seguito alla fiammata che si è verificata qualche giorno fa al Centro Oli di Viggiano. Convocata ieri dal presidente della Regione, in qualità di presidente del Comitato di rappresentanza territoriale  dell’Osservatorio ambientale della Val d’Agri

La riunione, che si terrà nella sede dell’Osservatorio a Marsiconuovo. Con lo scopo – come annuncia la Regione – di garantire una corretta e completa informazione con le istituzioni locali e le comunità interessate, su quanto si è verificato. All’incontro sarà presente anche l’assessore all’Ambiente, Aldo Berlinguer, che dopo l’incidente, ha diffidato Eni. E che nell’occasione ha ribadito:  «Il rispetto del territorio e della popolazione implica la necessità di conoscere i problemi concreti. 

Ecco perché è necessario il confronto con gli enti locali e con le associazioni preposte alla tutela del paesaggio, in una logica di condivisione e di collaborazione, ciascuno per propri livelli di competenza, per la salvaguardia dell’ambiente, della sicurezza dei lavoratori e della salute dell’intera comunità».

m.labanca@luedi.it

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