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LAGONEGRO – La brillante operazione portata a termine nei giorni scorsi dai Carabinieri della Compagnia di Lagonegro – che hanno effettuato 6 arresti e notificato 3 avvisi di garanzia a soggetti già detenuti in Spagna – rappresenta un importante successo nell’attività di prevenzione del crimine e di controllo del territorio e presenta interessanti aspetti di cronaca giudiziaria.

La banda di cittadini rumeni, di cui due ancora latitanti, si era resa responsabile di circa un centinaio di azioni delittuose tra assalti in ville private e furti in cantieri edili, ed agiva «con avidità predatoria indifferenziata ed in maniera strutturata, fredda e assolutamente professionale». Sono alcune delle considerazioni del procuratore Vittorio Russo che ha coordinato le indagini.

Quando non individuavano obiettivi più redditizi effettuavano colpi addirittura in piccole aziende agricole dove rubavano animali da pascolo o da cortile che poi macellavano clandestinamente e rivendevano sul mercato nero, principalmente a loro connazionali. Il gruppo, che non si esclude abbia fatto uso di armi per compiere i reati di cui è accusato e che ha continuato a delinquere per tutta la durata dell’attività investigativa condotta dal nucleo operativo, faceva verosimilmente parte di una organizzazione più grande e diffusa territorialmente, composta di individui con ruoli molto duttili ed interscambiabili tra di loro che si spostano continuamente rendendone ancora più difficile la localizzazione: un paio di uomini si preoccupavano di studiare attentamente le zone di pertinenza tanto da conoscerle a perfezione, mentre gli altri dopo ogni azione criminosa venivano sostituiti e si trasferivano altrove per non lasciare tracce.

Quattro componenti erano stati arrestati a Napoli qualche mese fa, a seguito di una verifica effettuata su una Fiat Palio rubata che però ad un primo controllo di targa risultava pulita: una delle attività principali del sodalizio criminale infatti era quella di rubare autovetture sulle quali venivano poi montate targhe francesi e rumene e che successivamente erano immesse in circuiti di ricettazione italiani ed esteri sui quali si sta adesso concentrando l’attenzione degli investigatori.

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