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CATANZARO, 24 FEB – Il carabiniere “Mario Russo è risultato pienamente inserito all’interno dell’organizzazione criminale promossa e diretta da Gualtieri, fungendo da principale collaboratore di Giuseppe Barbuto nella co-detenzione della sostanza stupefacente da destinare allo spaccio”. E’ quanto scrive il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Perri, nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di 22 persone tra cui anche un avvocato ed il carabiniere Mario Russo.
“Egli peraltro – aggiunge il Gip – svolge le funzioni di pusher e si impegna, per di più, nella esazione dei crediti, per far si che Barbuto onori i suoi debiti nei confronti dei fornitori. Russo è tutt’altro che ignaro dell’apparato organizzativo che lo circonda e nel quale delinque, ponendo in essere reiterate condotte illecite che confermano la sua volontà di continuare ad esercitare l’attività di spaccio all’interno dell’associazione”. 

CATANZARO – Ci sono due insospettabili tra le persone coinvolte nell’operazione denominata “All Inside” che ha sgominato la rete di spaccio di droga nella “Catanzaro Bene” (LEGGI). Si tratta di un carabiniere e di un avvocato.

LEGGI I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE

Il carabiniere si chiama Mario Russo ed è risultato «pienamente inserito» all’interno di una delle due organizzazioni criminali che si dividevano il mercato (LEGGI), quella promossa e diretta da Antonio Gualtieri. Russo fino a diversi mesi fa era in servizio presso gli uffici della Procura della Repubblica di Catanzaro e successivamente, probabilmente proprio a causa delle indagini, è stato trasferito ad altro incarico. Viene considerato dagli inquirenti principale collaboratore di Giuseppe Barbuto nella detenzione della sostanza stupefacente da destinare allo spaccio. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Perri, nell’ordinanza di custodia cautelare: «Egli peraltro – aggiunge il Gip – svolge le funzioni di pusher e si impegna, per di più, nella esazione dei crediti, per far si che Barbuto onori i suoi debiti nei confronti dei fornitori. Russo è tutt’altro che ignaro dell’apparato organizzativo che lo circonda e nel quale delinque, ponendo in essere reiterate condotte illecite che confermano la sua volontà di continuare ad esercitare l’attività di spaccio all’interno dell’associazione». 

Dalle conversazioni emergono intensi rapporti telefonici tra il carabiniere e l’avvocato Gennaro Corea, di 35 anni. Tra i due sarebbero state intercettate numerose telefonate durante le quali si sarebbe fatto riferimento alla droga. Gli investigatori, durante le indagini, hanno compiuto numerosi riscontri alle conversazioni dei due indagati. 

GUARDA LE FOTO DELL’OPERAZIONE

In un’altra conversazione telefonica, due indagati parlano dell’avvocato Gennaro Corea ed emerge, come afferma il giudice per le indagini preliminari, il ruolo di «Corea quale fattiva partecipazione all’associazione criminale dedita al traffico di droga, nella quale il predetto aveva il compito di spaccio al dettaglio».

Alessio Melina chiede a Stefano Sestito a che prezzo sta vendendo la droga a Gennaro Corea e Stefano risponde «a cinquanta». Detto ciò Alessio Melina afferma testualmente, riferendosi all’avvocato, «la merda se l’è fatto il giro!».

Stefano Sestito, poi, in una ulteriore conversazione riferisce al suo interlocutore che «io a Gennaro gliela passo a 55…a me Gennaro mi interessa più di tutti, è lui che la caccia, mò è il periodo che lui va sopra la barca».

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