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I carabinieri del Comando provinciale di Varese hanno portato a termine una vasta operazione nei confronti di una associazione a delinquere attiva nel nord ovest della Lombardia, dedita alla corruzione e al falso in atto pubblico, alle estorsioni in danno di imprenditori, alle rapine in esercizi commerciali e a persone, allo spaccio di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e altro. Tra i componenti, principalmente italiani di origine calabrese con una limitata componente di stranieri. Numerosi arresti sono stati compiuti su tutto il territorio nazionale e in particolare nelle Province di Varese, Como, Milano, Palermo e Chieti. Sono state compiute circa 50 perquisizioni e impiegati oltre 250 carabinieri. 

DA SEMINARA A SARONNO – L’uomo a capo dell’organizzazione è Diego Tripepi, 56 anni, aveva obbligato una delle vittime delle estorsioni ad assumerlo nel suo ristorante a Mozzate (Como) e, per oltre un anno, ha percepito lo stipendio mensile senza aver mai lavorato. E’ uno dei particolari emersi durante la conferenza stampa a Varese per illustrare i risultati dell’ operazione. Il pregiudicato, da anni residente a Gerenzano (Varese), faceva parte della famiglia Tripepi di Seminara (Reggio Calabria) accusata di legami con la ‘ndrangheta.

LE ESTORSIONI E LE REVISIONI – I carabinieri hanno eseguito in totale 35 misure cautelari (di cui 23 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 7 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria). Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Busto Arsizio, su richiesta della Procura della Repubblica, conclude l’indagine “San Marco” avviata dalla Compagnia di Saronno nel gennaio del 2011. Le indagini hanno fatto emergere l’esistenza di una articolata associazione per delinquere – con al vertice persona di origine calabrese vicina alla criminalità organizzata – che aveva promosso e organizzato una complessa attività di false revisioni ad autovetture (circa 2.000 ogni anno) pretendendo – dalle officine – fino al 20% su ogni singola prestazione. Tripepi e i titolari dell’autofficina Formula 1 di Mozzate, Alessio Meneghini e Giuseppe Carofiglio, sono accusati anche di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico e alla corruzione. Grazie ad alcuni meccanici compiacenti effettuavano false revisioni di veicoli in cambio di denaro, con un giro d’affari di circa 60mila euro all’anno. A causa di divergenze per questioni economiche Tripepi nell’ottobre 2012 aveva anche esploso colpi di pistola contro l’auto di Carofiglio, per intimidirlo. 

Parallelamente, il gruppo criminale, violento e determinato, ha realizzato numerose estorsioni a danni di imprenditori del saronnese e del comasco dai quali si faceva consegnare denaro e altre utilità attraverso gravi intimidazionI.

Solo una delle vittime delle estorsioni, il titolare di un’impresa di pompe funebri, aveva trovato il coraggio di sporgere denuncia, dando il via alle indagini coordinate dal pm di Busto Arsizio Pasquale Addesso. Gli uomini, accusati a vario titolo di una decina di episodi tra estorsioni e rapine in provincia di Varese e Como, di spaccio di sostanze stupefacenti e sfruttamento della prostituzione, agivano, hanno spiegato gli inquirenti, con ”modalità tipiche del metodo mafioso”. Durante l’operazione condotta in Lombardia, Abruzzo e Sicilia, sono stati sequestrati anche 300mila euro in contanti. 
Tra gli episodi il violento pestaggio di un venditore ambulante di panini davanti ai figli minorenni delle compagna, minacce di morte e intimidazioni nei confronti di altre vittime. Tripepi e i titolari dell’autofficina Formula 1 di Mozzate, Alessio Meneghini e Giuseppe Carofiglio, sono accusati anche di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico e alla corruzione. Grazie ad alcuni meccanici compiacenti effettuavano false revisioni di veicoli in cambio di denaro, con un giro d’affari di circa 60mila euro all’anno.
A causa di divergenze per questioni economiche Tripepi nell’ottobre 2012 aveva anche esploso colpi di pistola contro l’auto di Carofiglio, per intimidirlo. 

LA DENUNCIA DELLE POMPE FUNEBRI – Solo una delle vittime delle estorsioni, il titolare di un’impresa di pompe funebri, aveva trovato il coraggio di sporgere denuncia, dando il via alle indagini coordinate dal pm di Busto Arsizio Pasquale Addesso. 

Gli uomini, accusati a vario titolo di una decina di episodi tra estorsioni e rapine in provincia di Varese e Como, di spaccio di sostanze stupefacenti e sfruttamento della prostituzione, agivano, hanno spiegato gli inquirenti, con ”modalità tipiche del metodo mafioso”. Durante l’operazione condotta in Lombardia, Abruzzo e Sicilia, sono stati sequestrati anche 300mila euro in contanti. Tra gli episodi il violento pestaggio di un venditore ambulante di panini davanti ai figli minorenni delle compagna, minacce di morte e intimidazioni nei confronti di altre vittime. 

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