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PROSEGUE IL nostro percorso alla scoperta dell’Europa. La B non può che essere dedicata alla Banca Centrale Europea, una delle istituzioni più criticate; proviamo a fare un po’ di chiarezza.

La BCE è un’istituzione dell’Unione e la sua missione è mantenere la stabilità dei prezzi, escludendo il finanziamento monetario dei debiti pubblici, e difendere la stabilità del sistema finanziario, assicurandosi che i mercati e le istituzioni siano controllati in modo appropriato. Molti obietteranno che la pratica, almeno in Italia, è molto diversa dalla teoria. Bisogna, dunque, chiarire come nasce la BCE: nel 1999, per proteggersi dalle turbolenze internazionali, l’UE ha deciso di avviare un Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC) sotto l’egida della BCE. Con un capitale proprio, BCE e SEBC sono totalmente indipendenti da qualsiasi organismo pubblico o privato. Molti Stati, però, hanno sorvolato sul fatto che per far funzionare l’Unione Monetaria avrebbero dovuto gestire le loro politiche economiche in modo appropriato e coordinato, non potendo più contare sulla possibilità di coniare moneta e puntare sull’inflazione, come accadeva da noi con la Lira. I compiti della BCE spaziano dal fissare i tassi d’interesse di riferimento e controllare la massa monetaria alla gestione le riserve in valuta estera, dall’ accertarsi che le istituzioni e i mercati finanziari siano adeguatamente controllati dalle autorità nazionali all’autorizzare le banche centrali a emettere banconote in euro, fino a monitorare le tendenze dei prezzi valutando il rischio che ne deriva nell’area dell’euro. Dal primo novembre 2011 il presidente della BCE è Mario Draghi, fino ad oggi famoso per il rigore imposto agli Stati. La speranza che accomuna tutti i cittadini europei è che diventi anche l’uomo simbolo della crescita.

Diamo uno sguardo, ora, alla comunicazione della Commissione Europea: la scorsa settimana l’attenzione era focalizzata sui Fondi Europei e sul bilancio; seguendo i loro social network si scoprono cose molto interessanti.  Ad esempio: il bilancio per il periodo 2014/2020 sarà di 960 miliardi di euro, e “deve essere speso in maniera oculata per politiche e programmi a favore di tutti i cittadini europei”. Inoltre, il 94% del bilancio viene reinvestito a vantaggio delle imprese e dei cittadini degli Stati Membri e, come si può notare dall’infografica, l’obiettivo è quello di utilizzare i fondi al meglio.

I finanziamenti dell’Unione coprono tutti i settori e sono gestiti seguendo norme rigorose per assicurare che siano spesi in modo trasparente e responsabile ed il loro utilizzo è sottoposto a uno stretto controllo. Anche da parte dei cittadini, che attraverso il sito www.opencoesione.gov.it possono monitorare le spese e sapere come vengono gestiti i fondi europei. Ci sono due tipi principali di finanziamento: le sovvenzioni e gli appalti pubblici; i beneficiari sono le imprese, le ONG, i giovani, i ricercatori e gli agricoltori.

I progetti ricevono sovvenzioni attraverso vari Fondi: quello di sviluppo regionale (FESR), quello di coesione, il Fondo Sociale Europeo (FSE), quello agricolo per lo sviluppo rurale ed il fondo per gli affari marittimi e la pesca. Si possono cercare informazioni su internet, ma anche a telefono. Il numero verde nazionale è 800 67891011, e ci sono uffici sparsi in tutte le regioni, pronti a dare informazioni ed assistere cittadini interessati, giovani ed imprenditori.

Basta informarsi, avere un progetto, selezionare il programma adatto e partecipare.  

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