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POTENZA – Un segnale di sostanziale apertura è arrivato da Eni al tavolo della trasparenza con le parti sociali firmatarie del protocollo dello scorso ottobre, tornato a riunirsi ieri dopo un lungo gelo. 

 
Dopo i due scioperi proclamati da Cgil, Cisl e Uil in Val d’Agri la riunione di ieri è servita a distendere i rapporti, facendo segnare importanti passi avanti. A partire da quella richiesta avanzata dai sindacati sui quali Eni, fino a questo momento, aveva fatto registrare netta chiusura. Ovvero, la stabilizzazione dei lavoratori dell’indotto che coprono il cosiddetto fabbisogno ordinario. Nelle settimane fa la multinazionale del petrolio aveva escluso che la materia fosse di propria competenza. Ma ieri la posizione della compagnia del cane a sei zampe, rappresentata al tavolo dal responsabile divisione Sud, Ruggero Gheller, è sembrata più “morbida”. Con la dichiarata disponbilità alla trasformazione dei contratti di tutti coloro che, pur essendo inquadrati con rapporti di lavoro a tempo, lavorano sulla produzione ordinaria.

E le buone notizie non finiscono qui. La riunione – alla quale hanno preso parte il presidente Pittella, l’assessore Liberali, i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil (Genovesi, Falotico e Vaccaro), presidente e direttore di Confindustria, Somma e Carriero, e le altre associazioni datoriale – si è chiusa con un altro piccolo risultato. 

La disponibilità manifestata dalle associazioni datoriali ad aprire la trattativa sull’adeguamento dei contratti di secondo livello dei lavoratori dell’indotto. Per adesso si tratta solo di buoni intendimenti. Si vedrà poi nelle trattative con le singole aziende quanto queste ultime saranno disposte a concedere. Ma nel frattempo le associazioni datoriali sono sembrate più disponibili sulla ricerca di risorse aggiuntiva. Insomma, un “si pù fare”, al posto di un netto “non si farà”. 

Per consentire, se non proprio di equiparare, almeno di ridurre il gap di trattamento tra i dipendenti diretti di Eni e i colleghi che lavorano all’interno delle aziende dell’indotto. Capitolo a parte, invece, per la formazione.

 Il gruppo di lavoro che ha visto pure la partecipazione della struttura dedicata Eni Corporate University, ha proceduto alla definizione dei piani formativi per le figure professionali richieste dall’indotto del settore Oil&Gas in Basilicata. 

Due i piani formativi: uno rivolto ai lavoratori che già operano nel settore, finanziato dai fondi paritetici interprofessionali. Il secondo studiato per rispondere ai bisogni formativi di giovani disoccupati, attraverso un bando del dipartimento regionale per la formazione, finanziato con il Fondo sociale europeo. 

Lo sforzo principale da farà dovrà essere quello di individuare i profili professionali di cui le aziende dell’indotto necessitano, i contenuti del piano formativo, i requisiti di ingresso e la durata della formazione. I dettagli del piano sono stati comunque rinviati alla prossima riunione tra le parti. 

Ma se Eni apre, anche la Regione assicura la contropartita. Con il governatore Pittella che presieduto il tavolo e che alla fine – oltre a ribadire ha commentato prossimi appuntamenti romani per riaprire la vertenza del petrolio lucani – ha garantito anche il proprio impegno per «dirimire e risolvere tutte le criticità tuttora aperte in Basilicata in tema di iter autorizzativi». A partire, evidentemente, dal pozzo Pergola 1 di Marsico. 

Un giudizio moderatamente positivo ai lavori del tavolo di ieri è stato espresso invece dai sindacati. Certo, ora resta da capire come troveranno materiale attuazione gli impegni assunti dalle aziende. Soprattutto in fatto di adeguamento salariale.
Ma di certo c’è che – dopo settimane di tensione altissima – la trattativa riparte con incontri specifici sui singoli punti contenuti nella piattaforma sindacale. Sulla base «dei segnali di apertura al confronto manifestati da Eni».

m.labanca@luedi.it

 

 

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