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Lo scorso anno, mentre la sua città si preparava alla festa, mentre i suoi amici avevano già la testa al Pranzo dei Portatori e poi alla Parata, lui se ne andava via per sempre. Una festa che nessuno, d’ora in poi, riuscirà a non collegare alla tragedia. 

Domenico Lorusso, quel 28 maggio del 2013, era a passeggio in bicicletta con la sua fidanzata. Era lontano da casa, a Monaco di Baviera. Ma era felice, con un lavoro e in progetto il matrimonio. Poi la fine di tutto in pochi attimi. 

Una fine inspiegabile, a cui neppure dopo un anno nessuno riesce a dare spiegazioni. Neppure gli efficienti tedeschi sono riusciti a dare un volto all’assassino di Domenico, quell’uomo vestito di scuro che ha cambiato la vita di tutti quelli che amavano il giovane ingegnere.

Così ieri sera erano in tanti nella chiesa di Don Bosco a ricordare Domenico, la sua allegria, la sua voglia di fare. Perchè il tempo passa, ma non cancella il ricordo di un ragazzo sempre sorridente e disponibile, sempre pronto ad aiutare chi ne aveva bisogno.

Un ragazzo che nella parrocchia di San Giovanni Bosco, tra i salesiani, è cresciuto e si è fatto apprezzare. E lo ha sottolineato più volte don Pino Vivilecchia, che ha celebrato la funzione commemorativa.

Perché Domenico, con il suo modo di vivere, «è stato un esempio di santità», la rappresentazione stessa dello spirito salesiano. E non è un caso che in tanti siano ancora a lui così tanto legati. Domenico, infatti, nonostante la lontananza, era sempre un punto di riferimento per chi frequentava la parrocchia di San Giovanni Bosco. E sono in tanti a ricordare il suo impegno per tutti, soprattutto i bambini. Quelli in Africa, che si arrampicavano sulle sue gambe, quelli che frequentavano la parrocchia.
E ieri sera, attorno alla famiglia e a Gilda, la donna che non è riuscita a diventare sua moglie, tutti gli amici si sono stretti. Per un nuovo doloroso addio.

 

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