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Un ordigno ad alto potenziale, costruito artigianalmente, è stato fatto esplodere la notte scorsa davanti all’ingresso dell’ufficio del Giudice di pace di Reggio Calabria che si trova accanto al portone della Procura generale, in piazza Castello. L’esplosione ha provocato danni al portone, scardinando un’inferriata. Fortunatamente nessun passante si trovava nella zona quando c’è stata la deflagrazione.

TIPICA INTIMIDAZIONE – L’ordigno era composto da una bombola di gas con sopra dell’esplosivo. Lo stesso materiale utilizzato durante i quotidiani tentativi di estorsione da parte della ‘ndrangheta ai danni di commercianti e imprenditori. Circa venti minuti dopo, un’altra bomba, con le stesse modalità, è scoppiata davanti a una pescheria nel rione Santa Caterina; mentre un altro era stato compiuto prima di Natale ai danni di un bar i cui titolari sono legati da vincoli di parentela con il collaboratore di giustizia Emilio Di Giovine 8che di recente ha chiesto di essere ascoltato dalla Commissione sulle ecomafie sull’affondamento di alcune “navi dei veleni”.

ATTACCO ALLA PROCURA – “Speravo fosse una sciocchezza, una bravata, ma appena sono arrivato sul posto mi sono reso conto che l’attentato era molto serio e solo per fortuna non aveva causato conseguenze ben più gravi”. Non nasconde una certa preoccupazione il Procuratore Generale, Salvatore Di Landro nell’analizzare l’attentato. “Il valore dell’attentato – ha detto Di Landro – ha anche una forte valenza simbolica, visto che è stato attenzionato l’ufficio giudiziario più importante del territorio”. “Voglio ricordare – ha aggiunto Di Landro – che l’ufficio della Procura si occupa della confisca e del sequestro dei beni, e dei procedimenti di appello contro le cosche della criminalità organizzata. Chiederò nel corso del vertice con il prefetto maggiori controlli delle forze dell’ordine e maggiore vigilanza dei nostri uffici, ma soprattutto un maggior controllo da parte degli uffici preposti”. “C’è una firma precisa sull’attentato ed è la firma delle cosche” – ha aggiunto il sostituto procuratore generale Franco Mollace – “che non accettano lo stato delle cose, la stretta che ogni giorno proviene dalla magistratura reggina. Io, però” – continua Mollace – “credo che in questo attentato vi siano anche delle specificità riferite all’attività della Procura Generale che, non dimentichiamolo, è una sorta di imbuto dove finiscono tutte le attività, personali e patrimoniali”.

LE INDAGINI – Le indagini sull’episodio sono condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che al momento non escludono alcuna ipotesi. Le prime indagini saranno svolte dalla Procura distrettuale di Reggio Calabria, che è già al corrente e che successivamente passeranno per competenza a Catanzaro, tribunale competente dei reati contro i magistrati della corte d’appello di reggio calabria.

IL COMMANDO – Gli inquirenti hanno chiesto all’Ente provinciale di Reggio Calabria disponibilità della registrazione video effettuata da telecamere poste sul palazzo frontistante la Procura Generale per cercare di individuare i responsabili dell’attentato. Dalle immagini della videocassetta è emerso che sarebbero stati due giovani, a bordo di motorino e col volto coperto da caschi da motociclisti, ad innescare l’ordigno.

SUMMIT IN PREFETTURA – In mattinata si è tenuta in Prefettura la riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica della provincia di Reggio Calabria. Il Comitato ha recepito e condiviso gli allarmi lanciati dai magistrati Mollace e Di Landro: le misure di sicurezza saranno intensificate. Per il pomeriggio del 7 gennaio prossimo, inbvece, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha convocato una riunione straordinaria nella prefettura di Reggio dei vertici delle forze dell’ordine. Nell’occasione si insedierà anche il nuovo prefetto della città. E’ quanto fa sapere la portavoce del ministro, Isabella Votino. Maroni ha chiamato oggi il procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, e il procuratore Giuseppe Pignatone, per esprimere loro solidarietà.

LE REAZIONI – Sono numerosissime le reazioni di sdegno dal mondo politico all’episodio di Reggio Calabria, dove un ordigno è esploso, poco prima delle cinque di questa mattina, davanti al portone del Tribunale, all’ingresso dell’ufficio del giudice di pace, ma evidentemente indirizzato alla Procura generale che ha lì a fianco il suo ingresso.

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