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E’ di Bernalda come Francis Ford Coppola, ma non è a lui che deve la scelta di voler fare cinema. Marco Giuseppe Albano se è diventato un regista è perché, sin da bambino, ha avuto sempre e solo un grande mito: il gigante buono Bud Spencer. E, dopo essere cresciuto con i suoi film, fatti di scazzottate ma soprattutto di tanto cuore, è riuscito a coronare un sogno: incontrare il suo eroe.

“E’ stato il pomeriggio più bello della mia vita”- racconta il giovane regista subito dopo una lunga chiacchierata con Bud nel salotto della sua casa a Roma. “Non mi sarei mai aspettato di poterlo vedere fuori dallo schermo- dice, ancora emozionato- ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere una persona straordinaria, un omone di 86 anni con tanta voglia di rimanere ancora un bambino, questo è stato l’insegnamento più grande che mi ha trasmesso”.

Ad aprirgli la porta di casa è stata Maria, moglie e compagna di una vita (sono sposati da 55 anni). L’abbraccio con il mitico Piedone è lungo e pieno di emozioni.

Il “pretesto” per vedersi è la comune presenza in giuria al Festival di Palestrina (Bud Spencer ovviamente ne è il presidente). Giuseppe Marco Albano, da buon lucano, non si è presentato certo a mani vuote a casa dell’illustre “collega”. A precederlo un cesto colmo di ogni ben Dio, rigorosamente made in Lucania: dai lampascioni tanto amati da Coppola, ai taralli, al miele e alle scorzette di Bernalda, in felice compagnia dei fagioli di Sarconi, dei peperoni cruschi di Senise, del pane di Matera e per brindare una bottiglia di buon Aglianico del Vulture.

“Bud ha preteso che aprissimo il pacco subito davanti a lui- racconta Albano- e che gli spiegassi la particolarità e la provenienza di ogni prodotto. L’interesse con cui mi ascoltava mi ha sorpreso e riempito di gioia”. Sono bastate poche ore insieme, insomma, per uscirsene di casa con la sensazione di conoscerlo da sempre Bud, o meglio Carlo Pedersoli – questo il suo nome all’anagrafe.

“La sua vita avventurosa, fatta di tanto sport prim’ancora che di cinema – confida Albano- mi ha lasciato senza fiato. Sapevo molto di lui, ma sentirli raccontare da lui tanti aneddoti poco noti ha davvero un altro sapore”. E, in effetti, non c’è posto dove Bud Spencer non sia andato: dall’Argentina, al Brasile, a tutto il Sud America, e soprattutto non c’è sport che non abbia praticato, sempre con enorme successo. Boxe, rugby, pallanuoto, gare di auto e nuoto. Suo, per diverso tempo, è stato il record italiano dei 100 metri di nuoto, che gli è valso la partecipazione alle Olimpiadi.

“E come se non bastasse – aggiunge Albano – sa guidare pure gli aerei e gli elicotteri”. Ancora più sorprendente è stato scoprire come si sia ritrovato a fare cinema. Nonostante la moglie fosse figlia di Giuseppe Amato, un grande produttore ( da Fellini a tanti altri), il vulcanico Carlo, a quanto pare, pensava a tutto tranne che a recitare. “Poi- dice Albano- la signora Maria ci ha raccontato che un giorno è arrivata a lei una chiamata in cui le chiedevano se suo marito nuotasse ancora, c’era bisogno di una figura così per la scena di un western…E’ stato l’inizio di una straordinaria carriera”.

La coppia con Terence Hill? Anche quella nata per caso. “Dovevo essere in coppia con un altro attore che la sera prima di girare, litigando con la fidanzata, si è fratturato un piede e così è stato chiamato lui. Il destino”, ha ricordato Bud al regista lucano, svelandogli subito dopo la ragione per cui la coppia con Terence Hill ha retto tanti anni: “Io sono uno sportivo, non un attore. A differenza mia Terence Hill, aveva studiato per recitare. Era sempre attentissimo alle luci, ai movimenti. Io, invece, semplicemente sul set cercavo di divertirmi».

Ma è il grande Bud a sorprendersi quando Giuseppe Marco Albano tira fuori un po’di foto e locandine di film da farsi autografare. “Dove l’hai trovata questa- gli dice, guardando sorpreso la locandina del film Piedone lo sbirro, io non ce l’ho mai avuta, la voglio!”. In “pegno”svela un retroscena di un altro film culto: Banana Joe.

“Sai chi lo ha scritto Banana Joe?L’ho scritto, io l’ho scritto”. La sua filosofia di vita? “E’ il futtetinne”. E ne ha fatto a tal punto un mantra che presto diventerà il titolo di un album di canzoni, interpretate da Bud nelle sei lingue che parla correntemente. Il momento più emozionante del pomeriggio a casa di Bud?

“Quando, dopo avergli consegnato il dvd con i miei corti- racconta Albano- gli ho confidato che neanche quando ho ritirato la statuetta del David ero così emozionato. La risposta di lui e sua moglie mi ha commosso: Tu un giorno diventerai famoso, ne siamo certi, e allora potremo dire “quel ragazzo è stato a casa nostra”. Un affetto vero, autentico, spontaneo che hanno regalato a Giuseppe Marco Albano un pieno di energia positiva, da portarsi in dote come il dono più prezioso “di un grande uomo che si emoziona con la semplicità”.

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