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POTENZA – Giocavano più per passione che altro, ma a distanza di qualche mese hanno scoperto che la società sportiva aveva aperto dei conti corrente a loro nome su cui erano transitati quando 15, quando 20mila euro, anche dopo la fine del campionato e più di qualche cambio di casacca.

E’ la disavventura che sarebbe capitata ad alcuni calciatori potentini reclutati dall’Abriola calcio per la stagione 2012-2013 del campionato di prima categoria.

In due hanno deciso di denunciare tutto per questo qualche settimana fa il pm Gerardo Salvia ha già inviato i primi avvisi di garanzia al responsabile della squadra Gino Ramaglia e un dipendente della filiale del Monte dei Paschi di Siena di Potenza, Gerardo Pecora.

Stando al loro racconto, su cui si innestano i riscontri raccolti dei militari della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri, la scoperta di quei conti corrente sarebbe avvenuta soltanto per caso, a distanza di oltre un anno dalla loro apertura, quando la sede centrale dell’istituto di credito ha deciso di inviare a tutti i correntisti una comunicazione sul cambiamento di alcune condizioni contrattuali. Senza nemmeno consultare le singole agenzie distribuite sul territorio nazionale.

Figurarsi la sorpresa di fronte a una lettera del genere per chi sostiene di non essere mai entrato in una filiale Mps o di non avere nemmeno un conto alle Poste. Da qui sarebbe partita una verifica immediata in banca da cui è emersa l’apertura dei conti per i giocatori, che poi si sono rivolti alle forze dell’ordine.

Tra i documenti conservati in banca sono saltate fuori le fotocopie dei loro documenti d’identità, ma è stato solo per un caso fortuito che gli investigatori sono riusciti a risalire a Ramaglia. Infatti su una di queste era annotato un numero di cellulare: quello del responsabile-allenatore dell’Abriola calcio.

Al Quotidiano il mister ha smentito con veemenza le accuse nei suoi confronti. «Sì è vero ho aperto io quei conti». Ha spiegato al telefono. «Ma loro ne erano al corrente, perciò non vedo cosa ci sia di male».

A proposito delle movimentazioni sugli stessi ha inoltre aggiunto che si trattava di denaro destinato ai giocatori per ricompensarli delle loro prestazioni, mentre questi hanno dichiarato agli inquirenti di non aver intascato più di qualche rimborso per la benzina. Manca all’appello qualche decina di migliaia d’euro, tanto per capirsi, ed è difficile spiegarsi perchè uno avrebbe dovuto intascare 15 o 20mila euro e poi denunciare una storia del genere.

Intanto Ramaglia e Pecora sono già finiti sul registro degli indagati per falso aggravato e in continuazione, ma non è escluso che in futuro possano esserci anche altri sviluppi sulla vicenda.

l.amato@luedi.it

 

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