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La sede della fondazione Sinisgalli

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POTENZA – Pare avviato a risolversi nelle aule di Tribunale lo scontro che si è appena aperto sull’eredità di Leonardo Sinisgalli, il poeta ingegnere lucano, originario di Montemurro. A meno di un anno dalla ripubblicazione delle sue opere, che era stata a lungo rinviata proprio per questioni irrisolte legate ai diritti d’autore.

A dar fuoco alle polveri, nella giornata di domenica, è stata l’erede testamentaria di Sinisgalli, Ana Maria Lutescu, destinataria dei lasciti del poeta lucano attraverso il compagno, Rodolfo Borra, che aveva ereditato a sua volta il patrimonio dal fratello Filippo. Proprio quel Filippo Borra, terzogenito di Giorgia de Cousandier, che è stata la moglie e poi la compagna di Sinisgalli, e che quest’ultimo volle adottare per il particolare legame che li univa.

Lutescu ha reso nota la sua decisione di interrompere ogni forma di collaborazione con la fondazione intitolata all’ideatore della rivista “Civiltà delle macchine”, oltre che di numerose campagne pubblicitarie per le più importanti aziende italiane, nel secondo dopoguerra. Fondazione che gestisce, tra l’altro, anche la casa-museo di Montemurro ribattezzata “Casa delle Muse di Sinisgalli”.

In una lettera indirizzata al presidente dell’ente, Domenico Sammartino (insediatosi la scorsa estate), e pubblicata integralmente su Twitter, Lutescu ha denunciato un presunto utilizzo abusivo del nome di Sinisgalli da parte della fondazione. Abuso che sarebbe iniziato con la sua stessa intitolazione, nel 2008, senza «il consenso dall’erede». Per poi proseguire negli anni successivi con una serie di pubblicazioni dell’opera del poeta senza che le fosse riconosciuto il dovuto a titolo di diritti d’autore.

Lutescu si è spinta ad accusare la fondazione, istituita da Comune di Montemurro, Provincia di Potenza, Regione Basilicata e Fondazione Banco di Napoli nel centenario della nascita del poeta, di aver pubblicato degli inediti «rubati dalla casa di Roma» di Sinisgalli, morto nel 1981 proprio nella capitale.
«Mi sono stufata di scoprire ogni tanto pubblicazioni abusive dell’opera di Leonardo fatte dalla fondazione finanziate dalla Regione o da altri enti pubblici». Queste le parole dell’erede, che nei mesi scorsi aveva avuto già modo di recriminare con Regione e Comune di Montemurro per il mancato acquisto della casa natia di Sinisgalli (proprio di fronte alla “Casa della Muse”, ndr), e più di recente pare aver preso di mira l’uscita di un saggio, datato 2016, intitolato “Tra ghiande e coccole, omaggio a più voci per Leonardo Sinisgalli”. Parole accompagnate dall’annuncio di un’ulteriore segnalazione al riguardo indirizzata al governatore lucano Vito Bardi.

Veemente la replica della Fondazione, che al Quotidiano del Sud ha assicurato l’impegno a tutelare la sua propria immagine e onorabilità «in tutte le sedi». Paventando anche il ricorso ad azioni legali.
«Apprendiamo con stupore e sconcerto le gravi dichiarazioni fatte dell’erede unica testamentaria di Leonardo Sinisgalli». Questo il commento affidato a una nota dai nuovi vertici dell’ente.

«Noi che da pochi mesi ci siamo assunti, con spirito volontario, l’impegno di esaltare l’opera e la figura del poeta ingegnere – prosegue la nota -, siamo certi che la Fondazione a lui intitolata ha sempre agito con spirito di correttezza e nel pieno rispetto delle leggi e delle norme vigenti, oltre che garantendo tutto quanto dovuto per i diritti d’autore».

In conclusione: «le dichiarazioni dell’erede testamentaria, oltre che diffamatorie e prive di alcun fondamento, risultano essere gravemente lesive della dignità e della reputazione della Fondazione tutta, nonché di coloro che l’hanno rappresentata e la rappresentano».

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