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IL procuratore capo di Matera, Celestina Gravina, chiede l’arresto del sindacalista Gianni Fabbris (Altragricoltura) con le accuse pesantissime di rapina aggravata ed estorsione aggravata del terreno agricolo dell’azienda “Conte” a Tursi, ma Fabbris da indagato per tutta risposta querela il procuratore della Repubblica per abuso d’ufficio aggravato, in quanto pur in presenza di pregiudizi nei suoi confronti, avrebbe condotto le indagini su Fabbris, inibendo con il suo atto l’attività sindacale.

La battaglia, che probabilmente non ha precedenti in Italia, si è aperta ieri mattina, con la formalizzazione dell’atto di querela presso la Questura di Matera. Un documento inviato alla Procura della Repubblica di Catanzaro, competente per i magistrati di Matera; per conoscenza alla stessa Procura di Matera (come prescrive una circolare interna dell’ex procuratore capo Giuseppe Chieco), al Consiglio giudiziario della Corte d’appello di Potenza, al Consiglio superiore della magistratura, nonchè al Ministero della Giustizia e al procuratore generale della Corte di Cassazione.

Fabbris, insomma, chiede che il presunto atteggiamento vessatorio, che sarebbe stato messo in atto nei suoi confronti dalla dottoressa Gravina («io accusato di rapina di una terreno, reato inesistente», dice), venga verificato e perseguito in tutte le sedi disciplinari ed amministrative.

La querela, per il momento, è stata presentata solo dal sindacalista, ma presto si costituirà anche Altragricoltura nazionale, chiedendo in sede civile anche il risarcimento per i danni all’immagine. La richiesta di arresto, secondo Fabbris, sarebbe l’esito di un evidente «livore -scrive Fabbris nella sua querela di 40 pagine- nei confronti miei e dell’associazione che io rappresento», livore scatenato, secondo Fabbris, dal legittimo diritto di critica esercitato dal suo sindacato nei confronti della Procura per una certa inerzia nell’affrontare situazioni di indubbia matrice criminale. Fabbris, nei mesi scorsi, è stato anche invitato dalla Commissione antimafia a segnalare eventuali nodi criminali nella provincia materana. «Così ho fatto -ha spiegato ieri il sindacalista durante una conferenza stampa- evidenziando anche l’atteggiamento preconcetto  del procuratore nei miei confronti, in quanto a causa mia sarebbe stata chiamata a rispondere su alcune vicende dalla presidente Bindi. La dottoressa Gravina, infatti, continuava a declassare i gravissimi episodi criminali che si verificavano nel Metapontino, con incendi dolosi di aziende agricole. E’ chiaro che, se si cerca la mafia in Basilicata come lo si farebbe in Sicilia, o non si sa fare il proprio dovere, o non lo si vuole fare. Tutti sono criticabili, compresa la Procura di Matera, perchè solo in epoca fascista si arrestavano i sindacalisti con una scusa per inibirne l’attività contraria al regime». Ci va giù duro Fabbris, che spiega come nella vicenda Conte (l’azienda venduta all’asta a Tursi da cui è partito l’attrito con la Procura), si parta dalla stranezza che la querela della controparte, ovvero di chi è accusato di sciacallaggio per aver comprato a poche migliaia di euro, sia indirizzata direttamente alla Gravina e non alla Procura, come da prassi. «Anche gli atti -spiega ancora Fabbris- sono firmati tutti da lei; poi viene la richiesta di arresto nei mei confronti, che io interpreto come una minaccia, in quanto lei ha già fatto il processo, stabilendo chi sono i buoni e chi sono i cattivi.

In questi giorni conosceremo la data della nuova audizione presso la Commissione antimafia, dove riferiremo puntualmente su diversi episodi; già nell’occasione precedente fummo invitati e producemmo documenti e prove di fatti di cui la presidente Bindi chiese conto al procuratore Gravina, la quale, come del resto anche il Prefetto Pizzi, rimarcò l’assenza di denunce. E’ vero che i cittadini non denunciano -spiega Fabbris- ma accade perchè non c’è un clima favorevole per farli venire allo scoperto. Dalla mia personale vicenda, per esempio, viene fuori un messaggio che rischia di distogliere ulteriormente il cittadino dal denunciare. La richiesta di arresto nei miei confronti, insomma, è un pessimo servizio alla democrazia ed all’agibilità legale del territorio; siamo noi che chiediamo legalità in questo territorio e non ci faremo scippare, perchè il Materano ha dirito ad un sistema giustizia adeguato, mentre il silenzio fa proliferare sciacalli e usurai».

La vicenda di Fabbris sembra tanto un’autentica battaglia per la legalità, combattuta da due soggetti (un sindacato del mondo agricolo e un procuratore capo), che dovrebbero stare dalla stessa parte, ma paradossalmente si fronteggiano. Oggi Fabbris chiede di perseguire eventuali comportamenti illegittimi, in quanto teme ulteriori ritorsioni nei suoi confronti.

a.corrado@luedi.it

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