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SI intitola “Il convento di Santa Croce. La Basilicata in età moderna” il volume, scritto da Antonio Rubino, che sarà presentato oggi, alle 20,  nella parrocchia di Santa Maria a Potenza.

Il primo insediamento dei francescani a Moliterno risale esattamente a quattrocento anni fa. Come rileva Antonio Rubino nel suo volume, “Il convento di Santa Croce”  , uscito da poco per la casa editrice Valentina Porfidio, la presenza dei frati nel  centro della Val d’Agri è stata determinante negli anni per tenere viva la fiamma di devozione al poverello d’Assisi e di un cristianesimo con  una Chiesa prigioniera della lucida follia  di Dio  che sa guardare all’essenziale, al Vangelo e alla sua povertà. Ma  intorno al Convento e alla Chiesa  di Santa Croce si può, d’altra parte, affermare che  si sono intrecciate relazioni, condiviso valori,  ponderati  i costumi e l’identità di una comunità, insomma i francescani hanno non poco  condizionato in loco una certa crescita del tessuto economico, sociale  e culturale. Belle pagine del libro di Rubino  fanno conoscere  Fra Francesco da Montesano e la ricamatrice locale Beatrice Palmieri, figure di estrema virtù e fede, venerate dopo la morte come se fossero dei santi e le cui salme vennero murate in Santa Croce.  Altri capitoli trattano il mistero e le vicissitudini della Biblioteca del Convento che agli inizi dell’ottocento venne smembrata e il suo patrimonio librario venduto; prendono in considerazione le opere d’arte presenti nel tempio, su tutte un “Crocifisso” ligneo del seicento, le tele  del “Perdono di Assisi” di autore ignoto e della straordinaria “Deposizione”  di Giovanni De Gregorio, detto il  Pietrafesa; sottraggono all’oblio la  benemerita opera di Monsignor Pietro Di Maria il quale permise il ritorno dei frati  nel 1937  a Moliterno e fece costruire coi propri risparmi un nuovo convento, giacché la strutturale originale era ormai  diventata casa comunale. Lo studio di Rubino   è interessante in quanto, tra l’altro, va escludere del tutto un eventuale passaggio nelle terre di Basilicata di San Francesco,  ma da leggere con attenzione è il capitolo  iniziale che ricostruisce  la presenza storica  dei frati in tutta la Basilicata,  profila l’affermazione dell’Osservanza e dei processi di riforma, si sofferma sull’arrivo di Angelo Clareno, esponente di spicco della corrente degli spirituali che, perseguitato dai vertici della Chiesa del tempo, riparò nel Convento di Santa Maria dell’Aspro a Marsicovetere dove morì nel 1337. Scrive in prefazione  Padre Emanuele Bochicchio: “La descrizione documentata della presenza , della vita e dell’opera dei frati dell’Ordine Francescano, conosciuta come rilevante nella regione, come del loro inserimento con incidenza nel tessuto  civile, economico, sociale, è di forte interesse per conoscere il tutto da un punto di vista, non solo o prevalentemente nella prospettiva religiosa”. Invece nelle note iniziali l’autore riporta che “Notizie, percorsi, vicende, luoghi , persone e vite confuse nel pulviscolo degli anni, ritornando alla luce della memoria, diventano storia. Ricostruire  il filo che lega, dare principio al ricordo e vivere la memoria può essere un sforzo e un tributo per l’identità di una comunità”.  Oltre all’autore, interverranno l’editore Valentina Porfidio,  Franco Sabia, direttore della Biblioteca Nazionale del capoluogo lucano, Padre Pietro Atanasio, guardiano del convento di Santa Maria, Mariolina Siesto, docente di materie letterarie.

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