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E’ STATO un po’ come essere nello studio di Elisir, lo storico programma sulla salute di Rai3. In parte per la presenza del suo conduttore Michele Mirabella, che ha spesso interrotto i relatori con domande specifiche affinchè rendessero la spiegazione il più comprensibile possibile. In parte per i toni con cui si è volutamente parlato di sanità: poco formali e scientifici. Come una chiacchierata tra conoscenti.
Il convegno “Salute al Kos” per celebrare i 30 anni della nascita del centro medico polispecialistico, diagnostica e prevenzione di Potenza è stata infatti una festa, come hanno specificato gli organizzatori. Un modo per ricordare insieme ai pazienti e ai tanti professionisti che vi lavorano e più in generale con l’intera cittadinanza, i primi passi del centro e le sue trasformazioni. A partire dal cambio di guardia, qualche mese fa, con l’acquisizione dell’azienda da parte di Angelo Rosella.
«E’ nostra intenzione –ha detto ieri nei suoi saluti – portare avanti l’impegno fin qui dimostrato per organizzare al meglio il servizio con investimenti sul personale e sulle attrezzature». Il Kos, infatti, può vantare nomi illustri come Michele De Bonis e Osvaldo Catucci, entrambi lucani e con carriere anche al di fuori dei confini regionali. E ancora, i medici Michele Gallucci, Alessandro Frullini, Paola Tarantino, Mario Ciuffi e Domenico Maroscia. A quest’ultimo il giornalista e conduttore televisivo Maurizio Mannoni ha affidato il racconto della nascita del Kos: «Erano gli inizi degli anni 80 e un gruppo di giovani medici rampanti, amici, in una piazzetta di Maratea discutendo di sanità decise di aprire un centro privato polispecialistico. Non eravamo affatto imprenditori e il problema più grande fu il finanziamento, che ottenemmo con la legge Sabatini e verso il quale ci guidò quello che oggi è il direttore generale del San Carlo, Giampiero Maruggi. Il riscontro fu immediato. In un paio d’anni ci consolidammo e dal piccolo appartamento di piazzale Rizzo, al Francioso, ci trasferimmo in uno più grande cominciando ad investire nelle attrezzature».
Gli anni 90 furono caratterizzati dall’innovazione. «Il check up, la tessera sanitaria. Ma credo che fu ed è tuttora la nostra arma vincente la qualità organizzativa del servizio offerto rispetto alla sanità pubblica: tutto in un unico momento». Si tratta di un diverso modo di intendere la cultura sanitaria. Cosa che, secondo Mirabella, il Kos aveva capito già 30 anni fa. «Il corpo – ha detto – è l’unica cosa che dobbiamo ancora conquistare sul Pianeta. Il corpo è un fatto culturale e antropologico prima che medico sanitario. Il Kos ha quindi compiuto 30 anni di cultura non solo di medicina in una terra, tra l’altro che io amo tantissimo, dove ho trascorso otto meravigliosi estati e che può andare orgogliosa dei suoi conti in ordine di sanità con una tenuta esemplare rispetto a tutto il sud Italia che deve contaminare per questo».

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