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POTENZA – Le sue dimissioni erano sul tavolo da quando è uscita fuori la video-confessione di uno dei cardiochirurghi indagati per la morte di Elisa Presta, che diceva di averla lasciata «ammazzare». Invece è andato avanti lo stesso, anche quando un altro cardiochirurgo, accusato di aver effettuato quella registrazione, ha dichiarato di aver denunciato l’accaduto sia alla direzione del San Carlo sia al presidente della Giunta regionale, che non avrebbero fatto nulla. Poi sono arrivati i numeri, impietosi, della “fuga” dall’ospedale, e Giampiero Maruggi ha deciso il passo indietro, «per restituire serenità a tutto l’ambiente».
Sono state protocollate in Regione ieri mattina le dimissioni del direttore generale del maggiore nosocomio lucano.
A renderne note le ragioni è stato lo stesso Maruggi che ha parlato di una scelta «assunta non senza sofferenza (…) con la serenità di una coscienza pulita, per far prevalere il superiore interesse dell’Azienda».
Alla base vengono indicate proprio le «vicende che da qualche tempo stanno toccando ingiustificatamente tutto il San Carlo, con ampio rimbalzo mediatico».
Rispondendo al Quotidiano l’ex dg ha detto di non aver ricevuto avvisi di garanzia dagli inquirenti che si stanno occupando del caso della 71enne morta sotto i ferri a maggio dell’anno scorso. «Non ne ho ricevuti, non sono stato sentito e mi meraviglierei molto se dovesse arrivarmene uno».
«Ho dichiarato più volte la totale estraneità dell’azienda rispetto a presunte conoscenze, poi non si capisce bene conoscenze di cosa». Ha poi ribadito. «Abbiamo querelato chi lo sostiene e quereleremo chi lo sosterrà».
Nella sua lettera Maruggi parla della «strumentalizzazione degli avvenimenti sui quali sarà fatta chiarezza, riportando finalmente le questioni nell’alveo della verità».
Una strumentalizzazione, in parte «mediatica», che «ha finito per incidere sulla onorabilità di chi scrive e di tanti onesti professionisti in maniera del tutto inaccettabile», mentre «i dati, i risultati, il posizionamento del San Carlo sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto dei cittadini, nostri veri giudici».
Ma anche la politica avrebbe avuto un ruolo determinante. «Ho assistito come credo tutti al dibattito politico che si è innescato su questa vicenda». Sinceramente ho ascoltato cose di estrema crudezza e ingiustizia nei confronti della mia persona, della mia onorabilità. Io ho un mio cursus honorum che posso esibire a chiunque. Qui una cosa sono i fatti una cosa la costruzione che se ne è voluto fare».
L’ex dg ha spiegato di aver «messo a parte» in questi giorni il governatore Pittella di quello che stava maturando. «Gliene ho parlato ricevendo da lui tanti buoni consigli. Ma si sa che si nasce e si muore da soli. Comunque l’ho sentito più volte e ho ascoltato attentamente anche le sue riflessioni».
Prima di Maruggi anche altri dei suoi predecessori avevano rassegnato le dimissioni dalla direzione generale del San Carlo, come Michele Cannizzaro e Andrea Des Dorides, solo per restare alla storia recente del nosocomio potentino. Ma per motivi diversi.
Mentre i veleni del reparto di cardiochirurgia avevano fatto una vittima illustre già a settembre del 2008 con le dimissioni dell’allora primario Sergio Caparrotti.
«Maldicenze», «invidie», «gestione fallimentare», «frustrazioni professionali», «abitudine a ordire trame a discapito di chi ha ruoli di responsabilità e di chi cerca di elevarsi al di sopra della loro mediocrità». Questo era il quadro tracciato dal luminare, accolto poco prima col tappeto rosso, e poi colpito da accuse – rivelatesi infondate – su valvole cardiache difettose e morti in reparto a causa di un esposto anonimo recapitato in Questura.
L’inchiesta sulla morte di Elisa Presta, 6 anni dopo, è nata proprio così.

l.amato@luedi.it

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