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La giornata-tipo a casa di Serena e Leandro con i bambini (in foto i più piccoli) prevalentemente al pc o inattivi

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MATERA – C’è una voce che non si sente mai e non entra nelle statistiche del Covid. E’ quella dei bambini che stanno vivendo cambiamenti profondi nella loro vita di relazione, nei ritmi quotidiani di studio all’interno di famiglie trasformate dal lavoro a casa e dalla stessa scuola che si svolge fra le mura domestiche. La storia della famiglia di Serena e Leandro è quella di migliaia di genitori in tutta Italia, divisi fra il lavoro e i figli che in questo caso sono tre. «Per il più piccolo che ha 5 anni – spiega Serena – abbiamo decido di non fargli seguire le lezioni in Dad della scuola d’infanzia. Quelle che aveva fatto l’anno scorso erano state una tortura perchè è complicato gestire a distanza una classe con bambini di 5 anni».

L’organizzazione familiare diventa il perno attorno al quale far coincidere orari e impegni, ma il lavoro dei genitori è la vera sfida da superare. «Non ho mai fatto smart working quindi ogni giorno vado a lavorare e lascio i bambini da soli. Un tema che non va sottovalutato, me ne rendo conto – ammette – e non sono l’unica. Elide, la più grande ha 13 anni ma è pur sempre una minorenne, Cloe ne ha 9 e Giuseppe 5 ed è tutto estremamente difficile anche perchè mio marito lavora a casa una sola volta alla settimana».

Quelle ore di solitudine, ormai, sono tutte trascorse davanti al pc con conseguenze che diventano serie dal punto di vista psicologico e emotivo. «Elide resta chiusa nella sua cameretta dove segue le lezioni e dove rimane spesso anche quando ha finito. L’unica finestra ancora aperta rimane quella rappresentata dai boy scout – prosegue Serena – che hanno mantenuto alcune attività anche all’aperto in condizioni di sicurezza. Cloe, la più sportiva, ha risentito di più di questa situazione. Era abituata a trascorrere molto tempo ogni giorno palleggiando sotto casa, ma oggi per fortuna ha riaperto il campo scuola della città e lei lo frequenta per l’atletica due volte alla settimana».

Giuseppe, lo scorso anno durante il lockdown, aveva inventando il “TgPeppe”, un appuntamento quotidiano su Facebook che veniva svolto come un vero e proprio telegiornale con tanti di amichetti e parenti nelle vesti di inviati e esperti. Oggi di anni ne ha 5 e sembra essere quello su cui l’effetto Covid è stato più profondo. «Non vuole più uscire – spiega la mamma – si è abituato a stare tutto il giorno in casa, inventa dei giochi che durano però troppo poco. Per fortuna riusciamo a cucinare insieme e a passeggiare sotto casa – qualche escamotage, però, si riesce ancora a trovare – Insieme ad altre colleghe ci siamo organizzate per far stare insieme i nostri bambini un po’ ogni mattina e questo per loro vuol dire avere una routine visto che ormai il tempo libero è dilatato.

Il lockdown dell’anno scorso era stata una novità e lo hanno affrontato meglio, questa volta è appesantito da un anno di privazioni sociali e personali». Al luogo comune che le chat delle mamme facciano più paura di un brutto voto a scuola, Serena sorridendo sottolinea: «Non siamo pericolose; al contrario ci confrontiamo sulla fase che stiamo vivendo e grazie a noi le informazioni importanti circolano meglio e molto velocemente».

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