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I SOLDI ci sono. I 175.000 euro promessi dalla Regione per l’avvio della mensa scolastica a Potenza sono arrivati. Ma per motivi prettamente burocratici non partirà prima della seconda settimana di novembre, e non il 3 come tutti si aspettavano. “La prossima settimana – fa sapere il primo cittadino Dario De Luca – scioglieremo tutte le riserve con Regione. Speriamo di partire per il 10 novembre”. La speranza c’è, la certezza no. Una situazione che sta creando molto disagi ai genitori dei bambini che erano stati “rassicurati” sui tempi di avvio del servizio. Anche per questo, il prossimo 3 novembre è prevista una riunione tra i vari consigli di istituto e non si escludono azioni clamorose. «Noi ce la stiamo mettendo tutta – ha ripreso il sindaco – superata la fase prettamente burocratica saremo in grado di garantire il servizio. Mi risulta – ha aggiunto – che in una occasione sia partita addirittura a gennaio. Nessuno, poi ha fatto promesse per il tre novembre. Io – ha concluso – farò tutto quanto è nella mia facoltà di far partire il servizio per il 10 novembre». E’ già qualcosa. Ma, allo stato attuale, a farne le spese in questo “ambaradan” politico istituzionale, sono i bambini e le loro famiglie, ancora private di un servizio essenziale per la comunità. Nei giorni scorsi in un comunicato i sette presidenti dei Consigli di istituto delle scuole statali e i cinque di quelle materne paritarie aderenti alla Fism (Federazione italiana delle scuole materne), avevano manifestato tutto il loro disappunto. «Di fronte al mancato avvio e al rinvio sine die del servizio mensa, si fanno interpreti del grave disagio nel quale sono venute a trovarsi quasi duemila famiglie della città di Potenza e lamentano che, paradossalmente, a pagare il prezzo del disavanzo di bilancio siano stati chiamati in primo luogo proprio i più piccoli, i più deboli i meno responsabili ed anche i più indifesi». Del resto avevano ricordato agli stessi amministratori locali che il servizio «specie per i bambini delle scuole materne, rientra tra i servizi essenziali che qualificano il grado di civiltà di una comunità e che, nel caso di scuola a tempo pieno, costituisce un servizio obbligatorio, oltre che rilevante sotto il profilo educativo e didattico». L’invito, per far fronte all’emergenza era quello di usare “il residuo di bilancio di previsione 2013 per consentire, sia pure in dodicesimi, di avviare subito il servizio mensa in città, studiando nel frattempo le soluzioni più idonee per assicurarne la la continuità del servizio nei mesi successivi”. Ora i soldi ci sono. Lo ha confermato anche il sindaco. Sarà compito dell’amministrazione comunale dimostrare, in tempi brevi, di saper far fronte a questa problematica e di saper spendere i soldi che la Regione ha messo a disposizione.

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