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POTENZA – Avrebbe abusato del cellulare di servizio per chiamate private. In più in un caso, parlando con un giornalista, gli avrebbe rivelato di un’indagine delegata dalla Procura di Catanzaro, dove proprio in quel periodo, agli inizi del 2007, stava montando l’inchiesta sulle Toghe lucane.
E’ stata condannata per peculato e rivelazione di segreto istruttorio a un anno di reclusione l’ex capo della Squadra mobile di Potenza Luisa Fasano. Con l’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo, e senza nemmeno il beneficio della sospensione condizionale della pena,
Così ha deciso al termine di una breve camera di consiglio il collegio presieduto da Aldo Gubitosi, giudici a latere Lucio Setola e Francesco Rossini.
In aula la richiesta del pm Laura Triassi, che ha ereditato il fascicolo dal collega Henry John Woodcock, era stata del doppio. Ma il Tribunale ha dichiarato prescritti gli addebiti precedenti al 2006. Poi ha sfoltito le restanti delle contestazioni, e ha ristretto le ipotesi di rivelazione di segreto istruttorio a una singola telefonata, pronunciando una serie di assoluzioni per le altre «perché il fatto non sussiste».
Le verifiche sulle utenze del vicequestore aggiunto, oggi in servizio a Matera, erano partite durante la fase “calda” dello scandalo Vallettopoli, con la sfilata in procura di calciatori e starlette, e arresti eclatanti come quello del paparazzo Fabrizio Corona.
Indagando sul “contorno” gli agenti della polizia municipale si erano concentrati sull’allora capo della mobile. Poi sono partite le intercettazioni sul suo cellulare di servizio, e gli investigatori si sono accorti che spesso veniva utilizzato per effettuare chiamate private.
Tra le registrazioni sono finite numerose conversazioni tra la poliziotta e il marito, Salvatore Margiotta, all’epoca deputato dell’Ulivo che oggi siede in Senato per il Pd. In una in particolare la dottoressa gli annunciava 2 arresti per il giorno successivo, facendo un generico riferimento a un caso di cui avevano già discusso. Ma benché il pm Laura Triassi ne abbia parlato nella sua requisitoria, nel capo d’imputazione non è mai comparsa, e i legali sul punto non hanno aggiunto nulla.
L’esistenza dell’indagine era venuta a galla a ottobre del 2007, quando alla Camera è stata discussa una richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni “indirette” con Margiotta.
«Abbiamo accertato il carattere privato anche di alcune conversazioni con altri appartenenti alle forze di polizia». Ha aggiunto il pm in aula. Quanto al “dual billing”, che permette di scomputare le chiamate personali inserendo un codice prima del numero di telefono, l’accusa ha escluso che la poliziotta potesse essere all’oscuro della sua mancata attivazione, dopo averne fatto richiesta. Perché si sarebbe dovuta accorgere che «gli addebiti sul conto corrente non avvenivano». A maggior ragione quelli di sms, del traffico dati e dell’acquisto di alcune suonerie a pagamento.
«Siamo di fronte a un’indebita commistione tra interessi privati e pubblici». Ha insistito il pm, che ha comunque derubricato l’accusa più grave di peculato in un semplice peculato d’uso. «Non si tratta di telefonate urgenti e nemmeno sporadiche. Abbiamo individuato migliaia di conversazioni private e in qualche caso il telefono è stato utilizzato anche per commettere fatti illeciti come la rivelazione di notizie coperte da segreto». Di qui la richiesta di condanna e l’esclusione delle attenuanti generiche, in considerazione del ruolo ricoperto dall’imputata nelle forze dell’ordine.
«Attendiamo le motivazioni della decisione, ma riteniamo che la nostra assistita abbia agito in buona fede e abbiamo argomenti forti in questo senso che confidiamo di vedere accolti in Appello». Hanno replicato all’uscita dell’aula gli avvocati Leonardo Pace e Fabio Viglione. «Ad ogni modo parliamo di un presunto peculato di appena 350, euro calcolati su circa 3 anni, e la somma è stata già ampiamente rimborsata all’amministrazione prima dell’inizio della causa».
In apertura d’udienza era intervenuta in aula anche Luisa Fasano per rendere delle dichiarazioni spontanee. «Feci una richiesta regolare di attivazione del dual billing a luglio del 2006 – ha dichiarato l’ex capo della mobile – e le nostre circolari interne parlavano di telefonate gratis tra gli uffici e con altre utenze, come quelle dei giornalisti con cui mi relazionavo come addetto stampa».
L’ex capo della mobile del capoluogo ha evidenziato di aver accumulato negli anni precedenti più di 800 ore di straordinario e di aver rinunciato a compensi per 15mila euro come le era stato chiesto dai suoi superiori.
«Perchè avrei voluto appropriarmi di 100 euro? Non avrei mai offeso la mia divisa per 4 soldi». Ha concluso con un filo di commozione.

l.amato@luedi.it

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