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ROMA – E’ stato esumato nel pomeriggio di ieri nel cimitero di Cava dei Tirreni, per ordine della Procura della Repubblica di Potenza, il cadavere di Anna Esposito, dirigente della Digos della questura del capoluogo lucano trovata priva di vita la mattina del 12 marzo 2001 nell’appartamento di servizio, nella caserma «Zaccagnino» della Polizia, nel capoluogo lucano.
L’esumazione del cadavere è avvenuto nell’ambito dell’inchiesta-ter sulla morte della donna, nella quale il giornalista della Rai Luigi Di Lauro, che si è sempre detto innocente, è indagato per omicidio volontario.
Il cadavere sarà trasferito oggi in un istituto di medicina legale, dove l’anatomopatologo Francesco Introna svolgerà accertamenti sulle cause della morte.
Di Lauro ebbe una relazione sentimentale con Esposito, che fu trovata impiccata con una cinta alla maniglia di una porta.
L’inchiesta fu archiviata per suicidio dopo pochi mesi. Ma è ripartita nel 2010 dopo una denuncia dei familiari della poliziotta, su un presunto collegamento con il mistero di Elisa Claps e del duplice omicidio Gianfredi. Si ipotizzò anche che Anna Esposito avesse scoperto qualcosa sul caso e fosse sul punto di parlarne con la famiglia Claps. Per questo i faldoni sono partiti in direzione Salerno, sede un tempo competente per le inchieste che coinvolgevano i magistrati del distretto lucano (si veda proprio Claps e Gianfredi), per poi tornare a Potenza a giugno del 2012, dopo che i pm campani ne avevano escluso la sussistenza.
In seguito è stato un nuovo esposto dei familiari della donna a portare alla terza riapertura del caso con l’ipotesi di omicidio volontario. Il presunto movente – secondo gli inquirenti – non sarebbe però riconducibile al caso Claps ma proprio alla relazione sentimentale fra Di Lauro ed Esposito. Di Lauro, più volte interrogato durante le due inchieste – prima come testimone, poi come indagato – ha sempre ammesso la relazione con la poliziotta, ma ha escluso qualsiasi sua responsabilità riguardo alla morte della donna.

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