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ALIANO – Il 2015 appena iniziato può considerarsi l’anno “leviano”. E non solo perchè oggi ricorre il quarantesimo anniversario della morte dello scrittore torinese. Ottanta anni fa Carlo Levi fu confinato nel piccolo paese di Aliano. Dieci anni più tardi, correva l’anno 1945, uscì il suo capolavoro letterario: “Cristo si è fermato a Eboli”. Tre “circostanze” che, nel tempo, hanno legato indissolubilmente la vita e l’estetica del pittore scrittore, originario di Torino, alla terra di Basilicata. E basta passeggiare nel borgo di Aliano per “respirare” una presenza custodita gelosamente e offerta con discrezione e orgoglio a chi vuole “abitare” l’ambiente leviano. Un paradosso se si pensa che il borgo lucano è stato per lo scrittore il “luogo” che più di tutti ha rappresentato la “lontananza” dagli affetti e, in un certo senso dalla cultura. Il confino fascista del resto doveva rappresentare tutto questo. Aveva il compito di “punire” gli oppositori cercando di creare un solco fisico e morale tra il confinato e il mondo. Per Carlo Levi, invece, Aliano diventa una sorta di musa ispiratrice. Un luogo dell’anima da cui ripartire. Non a caso lo scelse per esservi seppellito. Una sorta di epitaffio ante litteram per sottolineare a perenne memoria un legame consolidato tra il 1935 e il 1936 e continuato nel tempo fino al suo “ultimo” viaggio, quello della sepoltura nel cimitero. Ma il Comune ha voluto fare di più e non solo promuovendo i luoghi della memoria. Ha acquistato i mobili originali e parecchio materiale cartaceo che di certo contribuiranno sempre di più a far conoscere l’artista torinese. «Carlo Levi – ha detto il professor Angelo Lucano Larotonda – rappresenta un pezzo importante della nostra storia. Dobbiamo uscire però dallo stereotipo che la Basilicata, ancora adesso, sia quella descritta dallo scrittore. Ovviamente non è colpa di Levi, ma dei leviani che continuano a sostenere che la nostra regione non si è evoluta. Pertanto il suo pensiero non può ritenersi attuale perchè la sua visione è semplicemente stata superata dalla storia perchè sono cambiate le condizioni sociali. L’ “a-temporalità” dei contadini, il mondo statico da lui tanto celebrato, non c’è più. Il mondo – ha concluso – non è più statico e i contadini sono entrati nella storia». Interessante, infine, il contributo del lucano Giuseppe Lupo che sulle pagine di “Avvenire”, ha ricordato l’attualità dello scrittore torinese. «Prima del Cristo la Lucania non era che un’occasione di poesia individuale. Dopo sarebbe diventata un orizzonte di narrazioni fertili e contraddittorie, in cui la condizione infernale facilmente conviveva con l’annuncio del paradiso. È stato Levi a compiere il miracolo e paradossalmente, ragionando proprio di un Cristo assente, ne è stato il suo precursore, colui che si è assunto il compito di invocarne la presenza».
«Chiediamoci – continua Lupo – come avrebbe reagito di fronte ai pozzi di estrazione che oggi puntellano le dune dei calanchi intorno ad Aliano e paiono draghi nelle notti stellate. Credo – conclude – con lo sguardo degli antenati che vedono un mondo modificarsi rapidamente sotto i loro occhi, assistono a un presente che li spaventa e li disorienta, in cui forse nemmeno più riconoscersi, ma non distolgono lo sguardo, non smettono di pensare che, anche grazie alla loro avventura, si è infranto il sonno profondo della non-storia».

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