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Le loro case non ci sono più. Al posto delle abitazioni per le quali pagano ancora il mutuo, oggi c’è un cumulo di macerie.
Vico Piave è ancora una ferita aperta per la città, ma gli ex residenti non vogliono che la cicatrice resti sanguinante. Biagio Montesano e Eustachio Casamassima, per questo, lanciano un nuovo appello al Comune. Già qualche settimana fa avevano annunciato di aver incaricato alcuni professionisti di studiare ipotesi di ricostruzione. Si tratta di due architetti, un geologo, due ingegneri strutturisti che si sono offerti gratuitamente e che stanno vagliando tutte le probabili soluzioni.
Non basta, però. “Non perdiamo tempo – dicono Montesano e Casamassima – in attesa del dissequestro dell’area. Mettiamo quella zona in condizione di essere ricostruita, come ci pare che anche il sindaco voglia fare. Sappiamo che ci vuole del tempo, ma possiamo accorciare le distanze burocratiche cominciando a discutere insieme”.
Dal giorno del crollo, segnalano gli ex residenti, non ci sono stati incontri operativi con l’amministrazione comunale ed è proprio su questo aspetto che puntano coloro che l’11 gennaio 2014 hanno perso tutto in pochi secondi.
“Insieme potremmo valutare tutte le possibilità, guardando avanti e pensando alla ricostruzione – aggiungono – L’area deve tornare ad essere edificabile, inserendola nel Piano regolatore, ferma restando la chiusura delle indagini e il dissequestro. Se il sindaco vuole – prosegue Biagio Montesano – può anticipare somme che poi verranno recuperate da fondi regionali, consentendo in tempi più brevi la ricostruzione di quegli edifici. Chiediamo ancora una volta – aggiungono i cittadini – che l’amministrazione comunale apra un canale di comunicazione con noi. Per quanto ci riguarda siamo pronti a analizzare ogni aspetto con il Comune per fare in modo che vico Piave non diventi un giardino, ma torni ad ospitare le nostre case”.

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