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POTENZA – Una relazione impietosa, in molti passaggi drammatica e dura, aspra. E’ datata 17 settembre 2013 ed è firmata dal dirigente dei servizi ispettivi di finanza pubblica Biagio Giordano. Si riferisce alla Provincia di Potenza ed è un vero e proprio vaso di Pandora. Detto in poche parole prima e durante tutto il periodo di presidenza di Lacorazza non è stato rispettato nulla sulla dotazione organica dell’ente. Si è continuato a spendere soldi in maniera indiscriminata, dotandosi anche di dirigenti neanche in possesso dei requisiti per poterlo essere, ovvero senza una laurea. Tutto questo è stato certificato dai commissari del ministero delle Finanze e ovviamente trasmesso alle rappresentanze sindacali, quelle stesse che oggi, facendo battaglia sull’Arpab, sono rimaste in silenzio di fronte allo “scempio” certificato nero su bianco.
L’INIZIO – Anno 2008. La Giunta provinciale approva la delibera la rideterminazione organica dell’ente, integrando le previsioni con il piano triennale del fabbisogno del personale 2008-2010. Quella delibera, però, è «nient’altro che – si legge nella relazione – una semplice ricognizione delle coperture e delle vacanze nei posti previsti da un precedente provvedimento (…) dotazione organica che non è stata null’altro che incrementata dei posti previsti dal piano triennale 2008-2010». In pratica si è fatto l’esatto contrario di quanto richiesto: invece di stabilire i compiti della Provincia e analizzare i costi «è stata la programmazione triennale, piuttosto che l’analisi degli effettivi fabbisogni a determinare la dotazione dell’Ente, incrementandone l’estensione». Metodo che «non appare sorretto da motivazioni apprezzabili in termini di pubblico interesse». In poche parole sono state aggiunte altre persone rispetto alla precedente dotazione. Persino la ricognizione sugli esuberi di personale effettuata nel 2012 è «sprovvista di valenza sostanziale». Perché? Semplice. Si sono limitati a fare una «ricognizione».
ZERO RAZIONALIZZAZIONE – Nessun congelamento dei posti «che fossero risultati in soprannumero», ma neanche «sono stati riscontrati provvedimenti con i quali la Provincia abbia proceduto ad attivare processi di riallocazione e mobilità del personale». A conclusione quindi; «i documenti di programmazione triennale del fabbisogno di personale della Provincia di Potenza a partire dal 2008 non risultano essere stati adottati in esito ad una seria e ponderata valutazione degli effettivi fabbisogni ai fini dello svolgimento delle attività istituzionali. In un simile contesto, essi non hanno potuto assolvere alla funzione di riduzione programmata delle spese del personale dell’Ente».
DIRIGENTI «ESCLUSIVI» – Nella bufera finiscono anche gli incarichi dei dirigenti: scelti secondo una procedura (un semplice avviso di selezione firmato dal presidente della Provincia, piuttosto che con una deliberazione come previsto dal Tuel) del tutto chiusa. «Nonostante l’avviso di selezione – si legge – prevedesse che al procedura di reclutamento fosse destinata “anche” a funzionari apicali dell’Ente, appare lecito ritenere che in realtà essa fosse diretta “esclusivamente” a personale interno». Anche nel 2010 tutto venne deciso «in via del tutto discrezionale» e senza procedure selettive «anche di carattere non concorsuale». Oltretutto si segnala che gli incarichi fino al 2010 non sono stati seguiti «dalla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro» cosa assente anche nei decreti presidenziali di conferimento. Peraltro alcuni di loro, negli anni 2008 e 2009, «non detenevano i titoli culturali necessari (diploma di laurea) per l’accesso dall’esterno alle funzioni dirigenziali». E ci sono i nomi: Colucci, Palazzo e Vigilante.
FERIE PAGATE, ANCHE SE NON DOVUTE – Altro caso curioso riguarda le ferie. L’11 febbraio 2009 in una determina dirigenziale vengono pagate le ferie maturate e non godute durante il periodo di dirigenza a Palazzo e Colucci. Entrambi, dopo il periodo da dirigenti, sono tornati a fare i funzionari in Provincia. Perciò «Indebita – si legge – pare essere stata la monetizzazione delle ferie non godute, dal momento che a tale istituto si può fare ricorso so ed esclusivamente nel caso di cessazione del rapporto di lavoro, come chiaramente previsto dall’articolo 18, comma 16, del contratto collettivo nazionale dei dipendenti del comparto Regioni – Autonomie locali». Ma c’è di più, a quanto pare non risultano negli atti di liquidazione delle ferie gli atti comprovanti «la richiesta del dipendente di fruizione delle ferie e l’impossibilità di assegnazione delle stesse da parte del datore di lavoro per le ragioni di servizio». Insomma, si è fatto un po’ come si voleva. E non è finita qui.
INCENTIVI «NON DOVUTI» – “VIE BLU e Piani di forestazione”. Anche qui la Provincia avrebbe elargito incentivi pur non essendo possibile. Nel 2003 viene deliberato il regolamento per la ripartizione dell’incentivo. Regolamento poi modificato il 2008. Al suo interno sono contenute disposizioni riguardanti le modalità di distribuzione dell’incentivo tra le varie figure professionali che hanno preso parte alla progettazione e l’indicazione dei presupposti da quali sorge il diritto. In questo quadro «Nell’ambito degli incentivi, sono stati erogati compensi incentivanti anche per il progetto Vie Blu e per i piani di forestazione provinciali. Si tratta – si legge nella relazione – di attività per le quali il diritto ai compensi incentivanti (…) è espressamente riconosciuto dall’articolo 22 della Legge Regionale della Basilicata del 4 agosto 2006 numero 18».
Eppure la Provincia ha liquidato, con diversi atti incentivi di oltre 57mila euro pe ril 2008, 46mila nel 2010, 67mila nel 2011 e 57mila nel 2009. Tutte liquidazioni riconosciute «in maniera avulsa dal positivo accertamento, da parte del dirigente compentente, delle specifiche attività svolte da ciascuno dei dipendenti interessati.
In altri termini, non è stata riscontrata, negli atti di liquidazione delel competenze, l’indicazione della responsabilità professionale rivestita da ogni dipendente (…) dalla quale fosse possibile risalire alla percentuale prevista dal regolamento». In parole povere tutto è stato fatto in maniera «discrezionale». Poi il colpo: «In un simile stato di cose, la liquidazione degli incentivi legati alla realizzazione del provetto “Vie Blu” assume le fattezze di ripartizione di fondi, a favore di dipendenti dell’Ente, per non documentate attività da questi prestate in relazione al progetto, secondo modalità non determinate e non indicate negli atti di liquidazione».
Stessa cosa sui piani di forestazione. circa 7mila euro nel 2009, 16mila nel 2010, 23mila nel 2011. Tutto questo senza modalità chiara sul motivo. Non c’è ragione spiegata, in nessun atto, del perché vengano elargiti gli incentivi.

 

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