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POTENZA – Stilettate alla Sanità lucana e alla sua gestione regionale. Il presidente dell’Anisap Basilicata (Associazione nazionale Sanità ambulatoriale privata) ed ex consigliere regionale, Antonio Flovilla non fa sconti: «La Sanità lucana vive una condizione abbastanza buona perchè rispetto al resto del Meridione ma anche rispetto ad altri contesti nazionale si colloca tra le regioni che riescono a dare risposte accettabili con alcune criticità e anche con punti di eccellenza».

Quali appunto le criticità?

«Sono soprattutto quelle legate a problemi strutturali rappresentate dalla dimensione e dalla caratteristica del territorio lucano e anche dal mio punto di vista da un ruolo che dovrebbe essere più politico e meno politicizzato».

In che senso?

«Occorrerebbe una visione competente dei problemi senza dimenticare però che la Sanità lucana e le sue criticità hanno una storia lunga. Non può essere che a ogni cambio di assessore o direttore genetale si immagina di poter lavorare come se fosse il primo giorno della Sanità della Basilicata dimenticando tutte le cose buone e le cose meno buone che comunque esistono da anni».

Critica la gestione attuale dell’assessorato alla Sanità lucano?

«La Sanità lucana potrebbe essere costretta, nonostante alcuni virtuosismi, proprio per la mancanza di una guida autorevole a soffrire. La Sanità lucana ha la necessità di avere una guida politica. Oggi non c’è. L’assessore attuale è un tecnico, come ama lei stessa definirsi, che non riesce a capire tutte le problematicità politiche che ci sono».

Quando dice noi si riferisce alla Sanità privata?

«Innanzitutto come cittadino. Poi come chi ha una storia politica alle spalle oltre che professionale. E poi da dirigente della Sanità privata che non riesce comunque a comprendere quale ruolo deve svolgere in questo mondo che sembra essere difficilmente integrato. La sanità privata è sempre tollerata ma mai considerata una interlocutrice importante. Dal mio punto di vista forse siamo l’unico interlocutore capace di poter dare una mano al pubblico e aiutare a risolvere i problemi del territorio. Per snellezza dei servizi offerti. Per disponibilià a riconvertirsi e mettersi in discussione e anche per capacità imprenditoriali dimostrate negli anni».

Ma la Sanità privata lucana ha fatto delle richieste ufficiali?

«Noi riteniamo che un modello debba essere modificato. Il modello esistente non è più adeguato e non è stato attualizzato rispetto a un mondo che negli ultimi anni da un punto di vista socio economico si è radicalmente trasformato. Va pensato in tale contesto anche un modello di Sanità private. Che deve essere come è sempre stato caratterizzato dalle peculiarità del territorio e dalle dimensioni regionali. Non può essere allineato a realtà nazionali e metropolitane. La Sanità lucana è sempre stata definita “particolare” e lo deve restare anche nel modello di erogazione dei servizi. Oggi abbiamo una presenza del pubblico sempre più invasiva ma inefficiente. Efficace perchè all’altezza da un punto di vista qualitativa ma inefficiente perchè non in grado di stare vicina ai cittadini».

Intanto c’è una questione delicata sulla vicenda degli accreditamenti…

«E’ una vicenda che crea apprensione soprattutto tra i laboratori di analisi. Subiscono una normativa nazionale che giunge su i territori come linee guida ma che qui viene trasformata in legge “sic et simpliciter” senza considerare le peculiarita della nostra regione. Ovviamente questo preoccupa. E io come responsabile di quasi tutti i laboratori lucani accreditato ho il dovere di difendere le strutture che tutte quante hanno già superato il vaglio della verifica dei criteri di accreditamento. Non è pensabile quindi che chi era già accreditato e idoneo con 30 mila prestazioni all’anno oggi non lo è più perchè il limite è stato alzato a 200 mila prestazioni annue. E poi si continua a ignorare la proposta dell’Anisap di Basilicata che da anni pensa a una rete integrata di servizi tra pubblico e privato».

C’è altro che preoccupa tutto il sistema della Sanità privata?

«Sì. Alcuni atteggiamenti “doppiopesistici” che non sono tollerabili».

Intanto c’è da dire che i trasferimenti dello Stato sono sempre minori. Come si fa?

«Intanto non parlando di spending review che poi rimane solo nei proclami. Stando infatti ai documenti regionali, questa Regione comunque continua a spendere con gli stessi livelli di prima al di là degli annunci. Non è poi giusto che i tagli reali vengano fatti solo nei riguardi degli studi di diagnostica e non per ridurre i tanti sprechi che ancora ci sono. Di fatto si sono annunciate tante cose ma a distanza di un anno e mezzo bisogna prendere atto che le cose non sono migliorate. Anzi».

 

s.santoro@luedi.it

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