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POTENZA – Assunzioni in cambio di commesse. Ma non è la solita storia di appalti truccati e clientele, quella che emerge dall’ultima inchiesta della procura del capoluogo. Perché di mezzo ci sono il petrolio e la Direzione nazionale antimafia. Lavori per centinaia di milioni di euro del programma di estrazioni di Total nella Valle del Sauro. Imprese al soldo della multinazionale. E un Comune, quello di Corleto, che da controllore inflessibile si trasforma in una specie di ufficio di collocamento.
Dall’inquinamento del Centro oli Eni di Viggiano, agli affari all’ombra delle trivelle della compagnia francese. Si è allargata al caso scoperchiato dal Quotidiano della Basilicata l’indagine condotta dai pm potentini Laura Triassi e Francesco Basentini coordinati dal procuratore Luigi Gay. Un’indagine su cui ha acceso i riflettori anche la superprocura guidata da Franco Roberti.
Ieri mattina a Potenza si è tenuto un nuovo incontro tra i magistrati che si stanno occupando del fascicolo con la referente per la Puglia e la Basilicata della Dna, Elisabetta Pugliese. Il secondo da febbraio quando sono stati depositati i risultati della perizia sui reflui di scarto del Centro oli Eni di Viggiano. Perizia “secretata” dagli inquirenti, che stanno ancora valutando il da farsi per evitare rischi per l’ambiente e la salute di chi vive a valle degli scarichi del depuratore di Tecnoparco nell’area industriale di Pisticci.
In quel tratto del Basento dove si trova il terminal finale di gran parte rifiuti prodotti dalle estrazioni petrolifere in Val d’Agri.
A ottobre il Quotidiano aveva raccontato l’arrivo degli agenti della Mobile di Potenza nel municipio della nuova capitale dell’oro nero, in cui sta sorgendo il secondo centro oli lucano. Un’opera che da sola vale oltre 600 milioni di euro. A cui andrebbero aggiunti i lavori per mettere in produzione tutti e 6 i pozzi della concessione Tempa Rossa (5 a Corleto e uno a Gorgoglione). Più la costruzione di un centro di stoccaggio a Guardia Perticara per il gas associato al greggio estratto, e le condutture necessarie per trasportare il petrolio dai pozzi al centro oli, e di qui all’oleodotto Monte Alpi verso il porto di Taranto. Infine accessori e servizi vari: come le strade per il traffico di mezzi pesanti, il vitto e l’alloggio per il personale impiegato.
Un ritorno, in realtà, dopo l’inchiesta del 2007-2008 per cui è finito in carcere il sindaco di Gorgoglione, e di recente è stato condannato in Appello il senatore Pd Salvatore Margiotta.
All’epoca il Comune di Corleto venne soltanto sfiorato dalle indagini, con l’accusa al capo dell’ufficio tecnico di aver “imposto” ai proprietari dei terreni scelti per la localizzazione del nuovo centro oli un risarcimento per gli espropri di gran lunga inferiore al loro valore reale. A tutto vantaggio della compagnia francese. Ma a distanza di 7 anni l’attenzione degli investigatori si è spostata da un paese all’altro, fino alla zona industriale di Guardia Perticara.
I rapporti tra Total e l’amministrazione corletana erano stati denunciati dal Quotidiano della Basilicata già a dicembre del 2013. Con una serie di articoli-inchiesta dedicati agli “affari di famiglia” del 3 volte sindaco, Rosaria Vicino, ex assessore provinciale del Pd e fedelissima del sottosegretario Vito De Filippo. Oltre che di alcuni dei suoi assessori e diversi consiglieri comunali.
Nei mesi scorsi gli investigatori della Mobile di Potenza hanno già sentito molti di loro come persone informate sui fatti. Oltre a raccogliere atti e una copiosa documentazione a riguardo.

l.amato@luedi.it

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