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ROTONDELLA – Questa volta è stata Sogin a dare l’allarme.
Il 4 giugno scorso, come è noto, la società che cura la dismissione (decommissioning) del Centro Itrec di Trisaia, ha diffuso i dati relativi a un esame della falda acquifera all’interno del Centro, dal quale sarebbe emerso “il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (Csc) per alcuni parametri rispetto ai valori massimi consentiti dalla normativa vigente”.
Trovati in eccesso, più precisamente: il tricloroetilene (trielina) in due piezometri; idrocarburi totali in due piezometri; il ferro e il cromo esavalente in uno. Sarebbero le quantità di trielina, per adesso, a destare maggior preoccupazione. Ci sono, comunque, elementi che scongiurano allarmismi. Anzitutto uno: gli agenti inquinanti, rinvenuti in dosi massicce, sono di carattere chimico, non radiologico. C’è poi un altro elemento tranquillizzante. Stando ai primi rilievi, i quantitativi di sostanze in eccesso esisterebbero solo nei punti di controllo interni al Centro: le analisi sulla rete pieziometrica esterna al sito non avrebbero fatto riscontrare alcun valore anomalo.
«Seguendo la direzione della falda acquifera, siamo andati a indagare un punto nei pressi del fiume Sinni esterno al Centro. Ebbene, era tutto regolare». Tranquillizza, ma non minimizza Giuseppe Spagna, direttore del Centro Enea di Trisaia.
Del resto, proprio alle ricerche di Enea, più che al decommissiong di Sogin (i due soggetti convivono da qualche anno nello stesso Centro, ndr.), sembra attribuibile l’inquinamento in oggetto, sia per i punti critici che per il tipo di inquinanti. Il punto con il rilevamento più critico, in particolare, si troverebbe in un terrazzamento nei pressi dell’uliveto, che divide proprio l’area di competenza Enea da quella di Sogin.
Spagna, sentito telefonicamente alle 14 di ieri, aveva appena congedato i tecnici Arpab, giunti all’interno del Centro per analizzare alcuni (non ancora tutti) Punti di prelievo. Forse domani, per l’incontro in Regione (vedi in pagina), saranno comunicati i dati rilevati.
«Siamo tutti allertati in Enea. Abbiamo anche avvisato il nostro commissario nazionale e stiamo per avviare una misurazione dei dati per conto nostro, con strumenti e tecnici Enea. Fino ad ora ci stiamo basando sui dati di Sogin, presto saranno noti quelli dell’Arpab, ma vogliamo misurare direttamente anche noi».
Enea vuole vederci chiaro, prima che entri nel vivo la procedura di caratterizzazione condivisa con Sogin. I tempi sono scanditi: «Adesso c’è un mese di tempo per mettere a punto il Piano di caratterizzazione, e poi,nel caso si renderà necessario; non più di sei mesi per le operazioni di bonifica delle aree ritenute a rischio». Quali attività svolte da Enea potrebbero avere creato il problema? Gli abbiamo chiesto.
«Non mi faccia sbilanciare. Non le nascondo che abbiamo un sospetto preciso, ma per ora non è accertato. Del resto, il tutto potrebbe essere il frutto anche di attività pregresse». A voler vederci chiaro è anche Vito Agresti, sindaco di Rotondella. Il primo cittadino annuncia: «Qualora dovessero riscontrarsi effettive situazioni di inquinamento, non è escluso che il Comune possa costituirsi parte civile nei confronti dello Stato per il danno di immagine ricevuto e a tutela della salute dei cittadini». Per il resto il sindaco non è rimasto fermo. «Abbiamo già intrapreso percorsi per chiedere pareri specializzati sulla vicenda. Sto pensando di chiedere l’istituzione di un tavolo permanente con l’Istituto superiore di Sanità, l’Arpab, il Ministero dell’Interno (per ovvie ragioni di sicurezza) e anche il Ministero della Salute. Non solo a tutela dei cittadini, ma anche e soprattutto a tutela di quelli che ogni mattina entrano lì per lavorare. Non voglio creare allarmismi e ho fiducia in Enea e Sogin –prosegue il sindaco- ma la guardia deve rimanere alta. Attendiamo nuove conferme; poi, se ci saranno gli estremi, vigilerò affinché il Centro e le parti confinanti siano controllate a tappeto e, in presenza di elementi preoccupanti, siano immediatamente bonificate. Altrove, per esempio a Latina, sono successe situazioni più gravi, per cui bisogna monitorare».
Portare l’attenzione sul territorio è l’obiettivo di Agresti. Nasce da questo intento un’ulteriore richiesta, non direttamente collegata alla vicenda, di cui si farà presto promotore: «Chiederò che i Tavoli della trasparenza per il decommissioning possano svolgersi all’interno del Centro Enea, non più a Potenza, per offrire l’immagine di una maggiore vicinanza al territorio, permettendo l’accesso dei cittadini e dei rappresentanti dei comuni limitrofi che vorranno esserci».

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