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POTENZA – Non si sarebbe rassegnata a vederlo con un’altra, dopo appena qualche mese di passione infuocata col “suo” aitante militare. Per questo lei, insegnante elementare di un paese del Vulture, avrebbe cominciato a perseguitarlo. Telefonate, sms, ingiurie e pedinamenti. Anche alla sua nuova compagna. Fino a quando l’uomo non ha vinto l’imbarazzo, e si è deciso a denunciare.
Finirà in Tribunale il caso di un 46enne lucano con le stellette e del suo incubo in gonnella.
Su richiesta di lui, considerate le implicazioni della vicenda, verranno omessi i nomi di entrambi, e della località precisa dove sono avvenuti i fatti. Ma a settembre, a Potenza, davanti al gip Luigi Spina inizierà il processo per la donna, 48enne con un spiccato profilo “social”. Che ora rischia il rinvio a giudizio per il reato di atti persecutori.
«E’ una vicenda molto delicata». Commenta l’avvocato di lui, Giuseppe Colucci. «E purtroppo si trascina ancora oggi, nonostante la chiusura delle indagini e la notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare».
Il pm che sostiene l’accusa è un giovane magistrato donna, Veronica Calcagno, in servizio da pochi mesi nel capoluogo lucano. Nel suo capo d’imputazione evidenzia le «condotte reiterate nel tempo». In particolare: «numerose telefonate, numerosissimi messaggi telefonici altamente offensivi, pedinamenti e ingiurie». Al punto da costringere l’ex fiamma a cambiare le sue «abitudini», provocandogli «un perdurante stato di ansia» fino a rendergli «intollerabile la vita». Solo per indurlo a «riprendere la loro relazione sentimentale indesiderata».
Tutto sarebbe iniziato quando il militare, che aveva frequentato la maestra per alcuni mesi, ha conosciuto un’altra donna, che è la sua attuale compagna.
Lui avrebbe cercato in vari modi di farle capire che la causa della loro rottura non era “l’altra”, ma una questione caratteriale. Però senza successo. Di qui la persecuzione, i cellulari roventi e gli appostamenti davanti ai locali frequentati dalla coppia, culminati in terribili faccia a faccia in strada.
«In questa macchina ho il diritto di entrare anche io, perché qui dentro c’ho scopato». Avrebbe urlato la donna in un’occasione mentre i due cercavano di andare via. E nemmeno cambiare numero di telefono sarebbe bastato all’uomo per liberarsi dell’ex, che avrebbe chiamato persino in caserma, spacciandosi per una dipendente della Asl, e chiedendo di parlare con lui.
Il tormento sarebbe proseguito su facebook dove lei, che a volte si sarebbe presentata come la sua ex moglie, avrebbe contattato in maniera sistematica parenti e amici di lui, per poi apostrofarlo in malo modo. Mentre la compagna del militare avrebbe ricevuto delle telefonate nel negozio dove lavora, in cui la maestra, fingendosi una cliente, chiedeva abiti da sposa annunciando il suo matrimonio col militare “conteso”.
Ancora oggi nel profilo dell’inconsolabile signora campeggia sullo sfondo una foto col vecchio “moroso”, quasi a marcare il “territorio”.
«Non c’è stato modo di oscurarlo». Conclude l’avvocato Colucci. «Parliamo di qualcosa che va avanti da quasi 5 anni: un periodo che metterebbe alla prova la sopportazione di chiunque».

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