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MATERA – Nove mesi di indagini, centinaia di pagine che contengono verifiche accurate, testimonianze, foto e tutte le informazioni utili a comprendere cosa accadde verso le 7,45 dell’11 gennaio 2014 in vico Piave.

Gli uomini del Nucleo Investigativo dei carabinieri, guidati dal luogotenente Vito Rubini non si sono mai fermati a cominciare dalle ore immediatamente successive alla tragedia.

Quel giorno, mentre i soccorritori cercavano di salvare le tre persone rimaste sotto le macerie (Sara Elia fu l’unica estratta viva, poche ore dopo il crollo, ndr.), i carabinieri avviarono le indagini per comprendere chi e quanti fossero i residenti negli edifici crollati e fra loro chi era proprietario o affittuario.

Un lavoro non semplice nei minuti in cui si cercava di liberare il piccolo vicolo dalle macerie appena crollate.

Dagli uffici del Comune a quelli della Regione, gli uomini dell’Arma hanno poi passato al setaccio tutte le concessioni rilasciate prima del crollo per i lavori effettuati nelle palazzine così come la documentazione relativa, per valutare eventuali irregolarità.
Nelle carte consegnate alla fine del 2014 al pm titolare dell’inchiesta, Annunziata Cazzetta, ci sono anche tutti i documenti relativi alle segnalazioni inviate ai Vigili del Fuoco e all’ufficio urbanistica del Comune dagli abitanti nei mesi precedenti la tragedia e fino a pochi giorni prima del crollo.

Toccherà a lei, ora, valutare la documentazione, confermare o meno il rinvio a giudizio degli indagati e avviare di fatto la fase decisiva dell’inchiesta.

Tutto passati al vaglio dei carabinieri che ne hanno parlato anche con i testimoni e con gli 11 indagati (originariamente erano 12 prima che l’ing. Nico Oreste morisse per le ferite riportate sotto le macerie, ndr.).

Nel dossier consegnato al pm, oltre alle informative di reato ci sono anche foto del luogo prima e dopo il crollo.

Risale ad aprile scorso, infine, la consegna delle perizie dei due esperti incaricati dalla Procura del Tribunale, l’ing. Michelangelo Colella e il prof. Michelangelo Laterza. Questo materiale, in particolare, è stato acquisito anche dai legali delle parti in causa.
L’attenzione dei due tecnici si è concentrata su alcuni aspetti: esami di laboratorio e in loco hanno consentito di effettuare prove sui cocci di tufo per verificarne la resistenza.

Altre macerie sono state trasferite da vico Piave ai laboratori dell’Università di Basilicata per effettuare altre verifiche sulla resistenza del materiale. All’esame dei tecnici è passato il famoso muro di spina che è crollato, quello cioè che si trovava fra le due palazzine crollate.

Le indagini consentiranno di chiarire se quel muro sarebbe comunque caduto perchè vecchio di 70 anni o se invece è dipeso dalla sollecitazione di lavori in corso.

Il piano rialzato dell’edificio crollato era stato costruito fra gli anni ‘30 e ‘40.
Il primo piano e il secondo, furono costruiti invece fra gli anni ‘50 e ‘60. 

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