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POTENZA – La buona notizia è che la cooperativa è disposta a mantenere nel suo organico i 17 assistenti sui pulmini, nonostante il servizio sia stato tolto. La cattiva è che ciò implica una ripartizione delle ore tale per cui un dipendente può vedersi ridotto il proprio orario di lavoro anche di 10 ore e per chi è già part time, con uno stipendio dai 400 agli 800 euro al mese, significa ridurre di un bel po’ la busta paga. Queste le conseguenze del taglio applicato dall’amministrazione comunale al servizio di assistenza ai disabili nelle scuole e sul trasporto scolastico, insieme alle mense gestite dalla cooperativa sociale Multiservice Sud. Mentre quest’ultimo è stato del tutto eliminato dall’agenda politica – sebbene sia un obbligo per le scuole dell’infanzia comunali le quali però, secondo le ultime dichiarazioni della dirigente comunale Luisa Schiavone, dall’anno prossimo chiuderanno – il primo è garantito per un ammontare di 750.000 euro con una riduzione di ore da 88.000 a 42.000 e un numero di unità necessarie pari a 58.

L’azienda, invece, sarebbe intenzionata a mantenere al suo interno sia le 17 unità del pulmino che le 62 dell’assistenza a scuola.
L’ultima speranza per i lavoratori è l’incontro previsto per oggi alle 9,30 presso la Regione Basilicata tra sindacati, dipartimento sanità, dipartimento sviluppo e lavoro e amministrazione durante il quale si dovrebbe sapere se viale Verrastro ha o meno le risorse necessarie per far fronte all’emergenza.

Secondo i calcoli occorrerebbero altri 950.000 euro per garantire tutti i livelli occupazionali e l’efficacia del servizio.
«Perché – spiegano i lavoratori, a seguito dell’incontro tra azienda e sigle sindacali rappresentate da Pasquale Paolino della Filmcams Cgil Potenza, Rocco Della Luna della UilTucs Basilicata e Aurora Blanca della Fisascat Cisl Basilicata – 15 ore di lavoro per ciascuno significa che il bambino può essere assistito 3 giorni a settimana su 5».

Intanto da ieri il servizio è partito ma solo per i casi più gravi, una decina in tutto. La gravità, secondo quanto affermato anche in precedenza dall’assessore comunale alla Pubblica Istruzione Annalisa Percoco, sarebbe stabilita sulla base di una documentazione inviata dai dirigenti scolastici agli uffici comunali.Una decisione molto contestata dai lavoratori, che hanno accusato l’amministrazione di una discriminazione sia per la scelta in base alla quale si stabilisce chi deve andare a lavoro e chi no, sia per i bambini: «Non esistono bambini che hanno meno bisogno di altri, hanno tutti gli stessi diritti», dicono. Se dalla Regione, oggi, non dovessero arrivare buone notizie, a conti fatti sarebbero una trentina i posti di lavoro in pericolo, con altrettante famiglie disperate, dei lavoratori e dei genitori di figli disabili.

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