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Istat, la Basilicata registra il più alto incremento dell’uso della lingua italiana sempre meno dialetto lucano. In regione nelle case il vernacolo resiste (15,5%) ma crolla nelle interazioni sociali (5,1%)


La Basilicata è la regione in cui l’uso prevalente dell’italiano cresce più che altrove, anche se il dialetto conserva ancora un ruolo importante nella comunicazione domestica. L’indagine Istat “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere” parla chiaro: sebbene il 15,5% dei lucani rimanga fedele al dialetto «come lingua esclusiva o prevalente in famiglia», il baricentro della comunicazione si è man mano spostato verso la lingua nazionale, seguendo una tendenza che del resto è comune a tutto il Paese. Il dato sorprendente riguarda però la velocità di questa trasformazione: secondo l’Istat rispetto al 2015, l’uso prevalente dell’italiano in famiglia è cresciuto in tutto il Paese, ma è la proprio la Basilicata ad aver  fatto il balzo più significativo, di +14,9 punti percentuali.

DIALETTO LUCANO, IL BALZO DELLA BASILICATA E L’IBRIDAZIONE LINGUISTICA

Si tratta di una crescita superiore alla già significativa media della Campania (+14). La ricerca spiega poi che il dialetto è in declino ovunque in Italia: tuttavia in Basilicata, questo passaggio non significa una scomparsa delle radici, quanto piuttosto una loro “ibridazione”: quasi il 40% (39,2%) della popolazione sceglie oggi di utilizzare in casa sia l’italiano che il dialetto, mantenendo una soglia di “bilinguismo” domestico che resta comunque tra i più alti d’Italia. La tendenza a seguire la dinamica nazionale si palesa per i lucani quando escono di casa. Se il dialetto resiste come lingua del cuore, in Basilicata nelle relazioni sociali il quadro è un altro: con gli amici: la metà dei lucani (50,5%) parla ormai solo italiano. Con gli estranei invece la quota di chi si affida alla lingua di Dante sale all’82,8%, lasciando al dialetto “puro” un ruolo ormai poco più che marginale (appena il 5,1%). 

LA TENDENZA NAZIONALE E IL CALO DEL DIALETTO AL SUD

Per l’Istat in Italia nel 2024 quasi una persona su due (il  48,4%) parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali, un dato in crescita rispetto al 40,6% del 2015. Inoltre in quasi quarant’anni l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia si è ridotto di oltre due terzi, passando dal 32% del 1988 al 9,6% del 2024. La contrazione riguarda tutte le aree del Paese, ma risulta più marcata nel Sud e nelle Isole, dove il dialetto era tradizionalmente più diffuso e dove si osserva oggi il calo più significativo nell’ultimo decennio.  «Circa quattro persone su 10 (il 42%) – si legge nel Rapporto – utilizzano il dialetto in almeno un ambito relazionale, in forma esclusiva o alternata all’italiano.

 Il suo uso è più frequente nelle relazioni più strette – 38% in famiglia e 35,5% tra amici – mentre solo il 13% lo utilizza nei rapporti con gli estranei. L’uso esclusivo del dialetto è molto limitato e relegato alla cerchia familiare e amicale».

DIALETTO LUCANO LE DIFFERENZE TRA CITTÀ, PICCOLI CENTRI E LIVELLI DI ISTRUZIONE

Poco più di una persona su 10 (cioè l’ 11,2%), secondo l’analisi, utilizza solo o prevalentemente il dialetto in almeno un ambito relazionale: il 9,6% in famiglia, l’8% con gli amici e il 2,6% con gli estranei. Contenuta la quota di chi parla solo o prevalentemente dialetto in tutti gli ambiti relazionali (2,3%). Le differenze territoriali, poi,  emergono anche considerando il contesto urbano.

Nei grandi comuni l’uso esclusivo o prevalente dell’italiano è più diffuso rispetto ai piccoli centri, dove il dialetto conserva una maggiore vitalità, soprattutto tra le generazioni più anziane. Al contrario, tra i giovani e nelle aree metropolitane l’Istat osserva una più rapida sostituzione del dialetto con l’italiano. Insomma, la lingua di Dante si consolida nell’uso quotidiano in tutto il Paese. A guidarlo, anche fattori socioeconomici: «La scelta della lingua è fortemente associata al livello di istruzione», scrive l’Istat. «Tra le persone di 25 anni e più, l’uso prevalente del dialetto è più diffuso tra chi possiede un titolo di studio basso, anche a parità di età. In famiglia, il 20% di chi ha la licenza media o un titolo inferiore utilizza quasi esclusivamente il dialetto, contro il 2,7% dei laureati; nelle relazioni amicali le quote sono 16,8% e 2%».

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