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Basilicata zona arancione

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POTENZA – È arrivata, come annunciato, la firma del ministro della Salute Roberto Speranza sul decreto per cui da questa mattina al 3 dicembre verranno estese anche alla Basilicata le restrizioni anti-virus previste per le zone “arancioni”. In particolare il blocco agli spostamenti fuori regione e tra comuni all’interno della stessa regione, se non motivati per ragioni di studio, lavoro, salute e «comprovata urgenza».

Mentre bar e ristoranti potranno effettuare soltanto vendita da asporto e consegna a domicilio. Alla base della decisione nel decreto si cita il verbale del Comitato tecnico scientifico istituito dal Ministero. Ieri mattina, però, sono stati i vertici dell’Istituto superiore di sanità a illustrare i dati alla base dell’analisi del rischio epidemico delle regioni italiani. Quindi i motivi del primo aggiornamento della suddivisione territoriale per fasce di rischio demandata a Speranza da un altro decreto, firmato il 3 novembre dal presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

Tra i 21 parametri prefissati per monitorare la situazione il principale resta l’indice di trasmissione del contagio (Rt), che misura quante persone vengono infettate, in media, da ognuno dei casi già accertati. Al riguardo l’Iss ha già fornito un’indicazione riferita alla settimana tra il 26 e il 1 novembre, aggiornata al 7 novembre, che segnala in Basilicata un Rt pari a 1,99, secondo soltanto a quello calcolato nella zona rossa della Lombardia (2,08), e ben superiore alle cifre affianco alle altre regioni già individuate come zona rossa. Vale a dire la Valla d’Aosta (1,54), il Piemonte (1,97) e la Calabria (1,6). Il timore, quindi, è che in caso di peggioramento ulteriore dei dati nel giro di una settimana o poco più dall’area “arancione” la Basilicata possa spostarsi proprio sul “rosso”.

Da considerare, tuttavia, c’è anche l’effetto sull’incremento dei contagi accertati di un aumento considerevole, nell’ordine del 30%, dei tamponi effettuati e processati proprio nella settimana presa in considerazione. Il numero giornaliero dei test, infatti, è salito dai circa 1.100 di media, in un giorno feriale, ai 1.500 attuali. Tra gli altri indicatori di rischio specifico per la Basilicata, però, l’Istituto superiore di sanità segnala anche l’aumento della percentuale, dal 5,4% al 6,7%, dei tamponi positivi dal totale di quelli effettuati, «escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il re-testing degli stessi soggetti» Altro campanello d’allarme, poi, è rappresentato dalle difficoltà nel monitoraggio dei casi sintomatici.

La Basilicata resta ben sotto i dati di altre regioni italiane, invece, quanto all’incidenza cumulativa dei casi ogni 100mila abitanti, ferma a 580,68 contro i 1401 della media nazionale (fanno meglio solo la Calabria con 580 casi e la Sicilia con 564). Discorso che non cambia anche negli ultimi 14 giorni considerati, con 230,73 casi contro una media nazionale di 523,74.

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