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POTENZA – Dovrebbero tornare in classe regolarmente domani mattina gli studenti lucani, dopo due settimane a casa per effetto delle restrizioni da “zona rossa” imposte dal ministro Roberto Speranza su tutto il territorio regionale. Ma già nei prossimi giorni, in diversi comuni dove il rischio sanitario è maggiore, potrebbero scattare delle zone rosse “regionali”. Con una nuova chiusura di scuole e attività economiche non essenziali.

E’ questo l’orientamento maturato, ieri, al termine di una giornata di consultazioni tra i vertici di Regione, province, e i comuni e le prefetture dei due capoluoghi.
A propiziare la riapertura degli istituti di ogni ordine e grado, chiusi dall’inizio di marzo con l’entrata in vigore delle restrizioni da “zona rossa” sul territorio lucano, è stata una decisione di metodo assunta dal governatore Vito Bardi, memore delle polemiche che accompagnarono la sua ordinanza di chiusura delle scuole, su tutto il territorio regionale, in autunno. Durante il picco della seconda ondata di contagi da covid 19.

In giornata, infatti, dovrebbe essere presentato ufficialmente un nuovo sistema di monitoraggio dell’andamento della pandemia all’interno della regione, sul modello di quello gestito a livello nazionale dall’Istituto superiore di sanità, da cui da novembre dell’anno scorso dipende la divisione del territorio italiano in fasce di rischio-colore-restrizioni.

Al centro di questo sistema di monitoraggio, come previsto nel recente decreto anti virus a firma del neo-presidente del consiglio Draghi, ci saranno le rilevazioni sul numero settimanale di nuovi casi di contagio scoperti. Ma con alcune necessarie correzioni rispetto al parametro dei 250 casi in più ogni 100mila abitanti, che autorizzerebbe i governatori di tutte le regioni italiane a far scattare delle “zone rosse” circoscritte all’interno dei loro territori di competenza.
In pratica, data la scarsa densità abitativa della Basilicata, il parametro dei 250 casi in più a settimana ogni 100mila abitanti sarebbe stato trasposto in 2,5 casi ogni 1.000 abitanti. E questo, stando a una prima verifica, avrebbe già portato all’individuazione di oltre una ventina di comuni lucani a rischio sanitario maggiore.

Trattandosi di numeri davvero piccoli, però, l’unità di crisi anti virus della Regione avrebbe deciso di introdurre un ulteriore parametro di “sicurezza”, per evitare che nei centri meno popolosi basti un focolaio familiare a far scattare le restrizioni. Vale a dire il rapporto positivi/casi testati.
Da oltre 20 comuni lucani a rischio in base al rapporto tra casi e abitanti, quindi, si passerebbe a un numero inferiore di comuni destinati realmente al ritorno in zona rossa.

La presentazione del nuovo sistema di monitoraggio era inizialmente prevista per ieri sera, con l’obiettivo di far scattare subito le prime zone rosse regionali. Nel corso della giornata, però, si è optato per un posticipo, per valutare meglio i parametri nuovi casi/abitanti e positivi/casi testati. Domattina quindi, a meno di sorprese, il ritorno in classe dovrebbe avvenire regolarmente anche nei centri dove negli ultimi giorni si sono accesi i principali focolai lucani di covid 19. Tranne che in quei comuni, come Melfi, Maratea e Montescaglioso, dove i sindaci hanno deciso di emettere delle autonome ordinanze di chiusura delle scuole.

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