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L'ingresso scaglionato di alcuni studenti a scuola

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POTENZA – O il tampone o restiamo a casa. E’ questo l’aut aut pronunciato ieri mattina da alcuni studenti potentini, perlopiù iscritti ai due licei scientifici cittadini (il Galilei e il Pasolini), che si sono rifiutati di tornare in classe dopo quasi 40 giorni di didattica a distanza obbligatoria. Mentre il numero delle vittime lucane del covid 19 sfondava quota 450 e l’occupazione dei posti letto ospedalieri in area non intensiva resta su livelli record dall’inizio della pandemia.

La protesta dei liceali di Potenza è andata in scena al rintocco della prima campanella, particolarmente attesa proprio dagli studenti delle superiori. E’ a loro, infatti, che sono state indirizzate più a lungo le limitazioni della didattica in presenza. Tanto che anche oggi, stando all’ultimo decreto Draghi, dovrebbero entrare in classe al massimo al 75%. Sebbene l’orientamento prevalente in regione sia di proseguire con la didattica a distanza per il 50% dell’orario.

In realtà segnali di apprensione per la decisione di far tornare i ragazzi tra i banchi sono arrivati da tutta la Basilicata, con punte in comuni “zona rossa” come Pomarico, e in centri come Tursi, dove è stato il sindaco a guidare la disubbidienza dei genitori. Mentre in altre località, come Pisticci, il problema è stato rinviato, almeno in parte, a lunedì, con un’ordinanza di chiusura di materne elementari e medie in attesa di completare un test di massa sulla popolazione scolastica con i tamponi rapidi. E in altre ancora come Melfi, Rapolla, Lauria, Rotonda e Senise diversi istituti sono rimasti chiusi per permettere al personale di ricevere la seconda dose di vaccino anti covid 19.

Le motivazioni alla base della disubbidienza degli studenti potentini sono state illustrate in una lettera, in cui si spiega che la loro richiesta di partecipare alle lezioni a distanza non è stata accolta, per questo si sono visti appuntare un’assenza sul registro di classe. D’altro canto sono chiari a tutti i «sacrifici» sopportati dagli adolescenti a causa dell’emergenza sanitaria, come pure «i risultati fallimentari degli scorsi tentativi di ritorno alla didattica in presenza, seguiti da subitanee nuove chiusure», con «i mezzi di trasporto per i pendolari insufficienti e sovraffollati».

Sul tema ieri è intervenuto anche il segretario regionale della Cisl, Enrico Gambardella, che ha criticato i silenzi di Regione e Ufficio scolastico regionale su alcune «informazioni basilari» per ispirare fiducia nelle famiglie e nel personale. Come il numero di tamponi, vaccinazioni e sanificazioni effettuate.

Per i segretari regionali di Cgil e Flc Cgil, Angelo Summa e Paolo Fanti, invece, «con le chiacchiere non si riaprono le scuole in presenza e in sicurezza». Quindi andrebbe evidenziata l’importanza «del dato sulla vaccinazione del personale scolastico, che procede pur con qualche ritardo nella provincia di Potenza, ma che non può essere sufficiente (…) e che, comunque, in Basilicata si è sviluppato con la completa assenza di regia e intervento da parte del governo regionale».

Intanto sul fronte vaccinazioni, salgono a 10mila le prenotazioni di cittadini delle categorie con “fragilità” già effettuate sulla piattaforma delle Poste italiane. Nonostante alcuni problemi tecnici che sarebbero in fase di risoluzione.

Gli altri numeri contenuti dal quotidiano bollettino dell’unità di crisi anti virus della Regione indicano 1.596 tamponi molecolari processati e 141 nuovi contagi scoperti tra residenti. Con il decesso di altre 8 persone (1 di Accettura, 1 di Avigliano, 1 di Baragiano, 1 di Francavilla in Sinni, 1 di Lauria, 1 di Tolve, 1 di Tursi, e 1 residente in Calabria), poi, da aggiornare c’è il numero totale delle vittime lucane, arrivato a 454. Con 129 guarigioni di giornata, quindi, il numero dei lucani attualmente positivi è salito a 4.671.

Sono 188 (una più di ieri), infine, le persone ricoverate negli ospedali lucani. Poco sotto il picco di 194 registrato il 1 aprile, ma comunque sul livello d’allerta del 40% del totale dei posti letto disponibili.
Di queste 188, però, solo 12 (una in meno di ieri) risultano ospitate in terapia intensiva (4 all’ospedale San Carlo di Potenza e 8 al Madonna delle Grazie di Matera), con un dato di occupazione del 14% al di sotto sia della media nazionale (40%) che della soglia d’allerta (30%).

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