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Tecnologia 5g

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POTENZA – Con il pretesto di agevolare la diffusione della connessione internet 5G di ultima generazione e supportare la transizione del sistema radiotelevisivo verso la nuova tecnologia DVBT-2, quest’ultimo governo si appresta a staccare la spina alla maggior parte delle emittenti televisive locali italiane, mettendo a serio rischio il futuro della libera informazione e di migliaia di lavoratori.

Secondo il “Gruppo delle televisioni pugliesi e lucane” il legislatore ha disposto un ulteriore taglio delle frequenze assegnate predisponendo un piano di “rottamazione” dei canali assegnati, ma dietro l’angolo si nasconde l’insidia del nuovo bando con il quale verranno assegnate le nuove licenze di Operatore di Rete che cancellerà di fatto le concessioni assegnate pochi anni fa elle televisioni locali, un piano che prevede una drastica riduzione dei canali disponibili.

Con questa nuova ridistribuzione dei canali, il 65% delle emittenti locali entro giugno 2022 se non troverà spazio sui mux gestiti dai nuovi operatori di rete dovrà “gettare la spugna” e dare l’addio alle proprie attività editoriali, licenziando tutti i dipendenti. Di questo si è parlato a Bari nel corso di un incontro al quale hanno preso parte l’Agcom, Rai, il Mise, Tv Sat, Aeranti-Corallo, la Rea Radio-televisioni Europee Associate, ed i titolari delle imprese “Gruppo delle televisioni pugliesi e lucane”, che hanno dimostrato tutto il loro dissenso verso questa operazione meramente distorsiva del mercato.

Durante l’incontro sono emerse le tante perplessità su questo nuovo piano di assegnazione della banda 700mhz, un percorso pianificato magistralmente dagli ultimi governi, che porterà le emittenti, nella migliore delle ipotesi, a non poter sostenere i futuri costi necessari per la trasmissione dei propri contenuti, preannunciando una lenta agonia, già cominciata nel 2012 quando le emittenti furono costrette ad unirsi per creare intese, consorzi e fusioni, ed ottenere la licenza di operatore di rete.
Lo scopo di questa operazione è quello di togliere la gestione diretta delle frequenze storicamente utilizzate dalle tv locali e consegnarla, alle multinazionali che gestiranno la connessione internet di 5^ generazione ed anche alle grandi società che, appena qualche giorno fa, si sono offerte di gestire gli unici 2 canali che verranno assegnati e fornire spazio per la diffusione alle tv locali, ovviamente dietro onerosi compensi.

Siamo quindi difronte ad uno scenario di grave controllo del sistema informativo e mediatico locale, attraverso società che nel frattempo e non per pura coincidenza, hanno anche rilevato la proprietà di quasi tutti i tralicci presenti sul territorio italiano da cui vengono ancora diffusi i segnali delle emittenti. Una situazione sin troppo chiara di controllo delle risorse pubbliche… ovvero le frequenze, mentre il Ministero dello Sviluppo Economico si prepara ad aggiudicare a nuovi soggetti, le 2 frequenze per ogni regione (la Puglia e la Basilicata sarebbero accorpate) contro le attuali 9 grazie alle quali si garantivano le trasmissioni di oltre 160 fornitori di contenuti (emittenti televisive) locali pugliesi e lucane.

Basterebbe quindi fare due conti, per rendersi conto di quanto ciò che è stato previsto sia ben lontano dalla realtà. Le vecchie “antenne libere” (così denominate perché rompendo il monopolio Rai garantivano libertà di parola e di informazione, democrazia e legalità in tutti i territori) per conoscere il proprio destino e sapere se potranno continuare ad esistere, dovranno affrontare ennesimi bandi e gare che andrebbero assolutamente fermati – sostengono le tv locali –. Ma l’incognita più pesante sulla possibile esistenza delle tv locali, sarà ottenere una posizione utile in graduatoria nei prossimi bandi. Infatti per coloro i quali non vi sarà spazio sulle nuove frequenze sarà impossibile proseguire la propria attività a prescindere dalla storicità dell’emittente, della quale non si terrà conto.

Per riassumere, il “Gruppo delle Emittenti Televisive Pugliesi e Lucane Insieme” ha chiesto che siano riconfermate le attuali concessioni di operatori di rete e che quindi, le frequenze non vengano a loro espropriate, considerati anche i grandi investimenti effettuati negli ultimi anni tali da non giustificare l’esiguo ristoro economico previsto dalla rottamazione delle frequenze.

Chiedono inoltre, che dove non vi fosse spazio disponibile sulla banda Uhf, che siano recuperati anche canali di trasmissione in banda Vhf, sempre sotto la loro gestione affinché sia ancora garantita la libertà di impresa e di informazione.

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