Lido danneggiato da una mareggiata
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Maltempo ed erosione, Assobalneari in allerta: «Un’emergenza economica e sociale». Le mareggiate degli ultimi giorni preoccupano il comparto turistico
Non solo effetti immediati. Le ondate di maltempo che, nei giorni scorsi, hanno colpito il Sud Italia hanno destato profonda preoccupazione per le possibili conseguenze a lungo termine sul territorio interessato. Perché, chiaramente, non si tratta di un territorio qualunque ma di aree fortemente soggette all’azione degli agenti atmosferici, in particolare quando questi finiscono per sollecitare il movimento del mare e dei corsi d’acqua interni.
MALTEMPO, LA PREOCCUPAZIONE PER LE COSTE LUCANE
A suonare l’allarme, in vista della stagione estiva non più così distante, è stata Assobalneari Italia che, nella persona del presidente, Fabrizio Licordari, ha manifestato forte preoccupazione per le coste del Sud Italia, in particolare della Basilicata e della Calabria, oltre che delle due Isole maggiori. Le recenti mareggiate hanno infatti contribuito ad accelerare il processo di erosione delle aree costiere (che l’Ispra, in Basilicata, aveva quantificato in 22 chilometri nel luglio scorso), spingendo i proprietari dei lidi dell’arco ionico a invocare qualche settimana fa, in concomitanza con il passaggio del ciclone Henry, lo stato di calamità. Licordari ha ribadito i contorni preoccupanti della situazione, spiegando come gli avvenimenti degli ultimi giorni stiano «generando una crisi immediata anche sul piano economico, con numerose disdette di prenotazioni turistiche e un clima di crescente incertezza tra operatori e viaggiatori».
LA FRAGILITÀ GEOLOGICA
Un problema non di poco conto. Perché se la fragilità geologica richiede un monitoraggio costante al fine di garantire la sicurezza del territorio conciliandone aspetti paesaggistici e urbanizzazione, costituisce d’altro canto un deterrente nel momento in cui le imprese turistiche si trovano a doverne gestire gli effetti. In questo senso, Assobalneari parla chiaramente di «una vera e propria emergenza economica e sociale che colpisce territori straordinari dal punto di vista naturalistico ma fragili sul piano infrastrutturale».
MALTEMPO E TURISMO COSTIERO
Per i quali, tuttavia, il turismo costiero e balneare rappresenta una risorsa strategica: «Per questo chiediamo un intervento immediato e concreto del governo, con misure di sostegno, ristori rapidi e strumenti straordinari per le imprese colpite». Il tutto, in una fase particolarmente delicata per il comparto, vessato, secondo l’associazione, da un’incertezza normativa che vede nell’applicazione della direttiva Bolkestein il punto focale: «Da una parte la forza devastante degli eventi climatici, dall’altra una burocrazia europea che, attraverso un’interpretazione rigida e ideologica della direttiva Bolkestein, sta mettendo in discussione la sopravvivenza di un intero comparto produttivo».
LA FRAGILITÀ STRUTTURALE
Alla fragilità strutturale, in sostanza, si affianca quella del territorio su cui le imprese poggiano, rendendo la stabilità di un importante forma di indotto estremamente traballante. Una preoccupazione che coinvolge, inevitabilmente, il piano geologico. Solo un paio di giorni fa, infatti, l’Autorità di Bacino dell’Appenino Meridionale, l’ente preposto al coordinamento della gestione del rischio idrogeologico per sette regioni del Mezzogiorno, aveva messo in guardia proprio il territorio della Basilicata, ritenuto fra i più esposti (in base alle finalità dello studio) a potenziali alluvioni.
Secondo l’ente, a incidere sulla capacità di gestire al meglio il deflusso delle acque e le eventuali piene, è soprattutto lo stato delle opere idrauliche che, in regione, risultano per il 90% ostruite (dato ottenuto dall’ispezione di oltre 4 mila punti e da più di 400 schede tecniche compilate), perlopiù a causa di vegetazione e accumuli di sedimenti. Non certo una buona notizia per un territorio che, sul fronte del consumo di suolo, risulta tra quelli più in difficoltà.
L’Autorità aveva indicato il Metapontino come l’area più complessa, vista la necessità (causata dal livello inferiore a quello del mare di alcune zone della piana ionica) di utilizzare mezzi artificiali per garantire il deflusso delle acque. Un problema di mezzi ma anche di risorse.
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