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Gli uffici della regione Basilicata

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POTENZA – La firma di una delibera di giunta. E’ quello che manca per consentire alle aziende del trasporto pubblico regionale – riunite nel consorzio Cotrab – di poter riprendere ossigeno. Quella firma era attesa a novembre, sono passati tre mesi ma ancora non si muove foglia. Un immobilismo che sconcerta, che preoccupa quello della giunta Bardi. Intanto le aziende del Cotrab – 46 per un totale di 1.200 dipendenti – si ritrovano ancora una volta ad anticipare soldi alla pubblica amministrazione.

E’ una percezione che torna nelle parole di tutti gli imprenditori che stiamo ascoltando in questa inchiesta: sono le aziende a fare da banca alla pubblica amministrazione. Sono loro ad anticipare i costi e le spese e, dopo anni, si ritrovano a dover fare battaglie per percepire anche quello che dovrebbe essere un semplice trasferimento. Soldi che lo Stato ha già regolarmente versato e che, evidentemente, hanno preso altre strade. Quali? Questa è ora la domanda da farsi, mentre all’appello mancano 42 milioni di euro che, in questo momento specialmente, sarebbero per le aziende del trasporto regionale come un’oasi nel deserto.

Il contratto scaduto. Dallo scorso luglio è scaduto il contratto di servizio e, spiega Giuseppe Vinella, presidente di Cotrab e di Anav nazionale, «sotto l’aspetto contrattuale siamo come degli abusivi, stiamo andando avanti a ordinanze di Bardi, che impongono la continuità del servizio ma, la questione economica non viene affrontata». Solo che il contratto finora ha permesso alle aziende anche di potersi presentare in banca e chiedere un anticipo, anche se con l’aggravio degli interessi passivi. Senza il contratto questa strada non si può percorrere. «Dalle mie parti – dice Vinella – si dice che “la processione non cammina ma la cera si consuma”. E in questo caso siamo noi aziende la cera che si sta consumando: non possiamo più negoziare con le banche le anticipazioni e andiamo in affanno con il pagamento dei fornitori e dei dipendenti».

E’ notizia di qualche giorno fa un acconto da parte della Regione, una goccia in mezzo al mare che ha permesso però alle aziende di saldare qualche fornitore e pagare le mensilità di dicembre e gennaio ai dipendenti. «Ma così non potremo reggere a lungo – continua Vinella – per noi ogni giorno ci sono spese mentre alla Regione abbiamo anticipato 42 milioni di euro che per loro sono una grande boccata d’ossigeno».
La certificazione del debito Manca la firma del presidente Bardi sotto una delibera di giunta che, sembra, l’assessore al ramo Donatella Merra avrebbe già più volte sollecitato. Tanto da aver minacciato – questo si sussurra nell’ambiente – di dimettersi nel caso in cui la questione non fosse stata affrontata. E’ successo però a novembre, ma da allora nessuna notizia.

Che cosa chiedono gli imprenditori del settore? La certificazione del debito sulla piattaforma del Mef (ministero Economia e finanze).
«Se il debito è certificato – spiega Sergio Forte, amministratore delle Autolinee Nolè srl di Salandra – noi possiamo procedere con le compensazioni. Ma se questa certificazione manca, io mi trovo praticamente in gabbia. Perché da un lato ho l’amministrazione pubblica che non mi paga, dall’altro ho lo Stato che mi chiede il versamento dei contributi per poter ottenere il Durc. E se non ottengo il Durc l’amministrazione ha il diritto di non pagarmi. E’ uno Stato ingiusto questo, paradossale. Se, invece, il debito viene certificato sulla piattaforma del Mef io posso chiedere la compensazione e, almeno, restare nelle condizioni di chiedere il Durc». Quella delibera dovrebbe certificare quel debito. Arriverà mai la firma di Bardi? «La palla – dicono gli imprenditori – è in mano al presidente».

Le sentenze. Il contratto, lo abbiamo detto, è scaduto da luglio 2020. Nel frattempo è stato attivato l’iter amministrativo per la gara regionale. Scadenza il 30 novembre prossimo, salvo proroghe.
Nel frattempo il Cotrab ha chiesto alle Province e alla Regione degli adeguamenti per «assicurare le condizioni di sostenibilità economica». La risposta della Regione è stata di netto rifiuto, le aziende si sono rivolte prima al Tar, poi al Consiglio di Stato. «E sia il Tar, sia il Consiglio di Stato – precisa Vinella – ci hanno dato ragione. Ma questo non ci tranquillizza, perché noi non abbiamo a disposizione i tempi lunghi della giustizia italiana. Siamo certi che prima o poi quei soldi arriveranno, abbiamo ragione, ma molte delle nostra aziende non possono permettersi il lusso di aspettare anni, qui parliamo di reggere ancora per pochi mesi».

I costi in continuo aumento. Il Covid ha peggiorato una situazione già grave. Prima di tutto perché le aziende hanno dovuto investire in sanificazioni, gel disinfettanti. Hanno dovuto sistemare i bus con le necessarie misure di sicurezza. Ma poi hanno dovuto aggiungere corse. Così, per esempio, «tutte le linee per Melfi – spiega Forte – sono state raddoppiate perché non si può viaggiare a pieno carico. Noi forniamo il servizio di trasporto per gli operai ex Fca da 15 Comuni del Materano. Nel solo mese di gennaio fornire quel servizio è costato alla mia azienda 80.000 euro in più solo per Melfi. Di questo passo quanto potremo reggere? Fino a marzo? E poi che succede? Che io quel servizio agli operai non lo potrò più offrire e a pagare saranno anche i cittadini lucani».

Di più: «Noi – dice Vinella – siamo aziende che forniscono un servizio pubblico. Questo significa che io rischio anche una denuncia penale se mi fermo. Ma diteci voi, in queste condizioni, come possiamo andare avanti noi? Le imprese non stanno facendo altro che indebitarsi. E parliamo di aziende storiche, che operano su questo territorio anche da 50 anni».

I fondi che cambiano destinazione. E’ un problema di vecchia data quello del trasporto regionale lucano. Per finanziare il servizio ogni anno il governo centrale trasferisce, attraverso il Fondo nazionale Trasporti, all’incirca 75 milioni di euro. Però, perché possa funzionare sia il trasporto su gomma che quello ferroviario, la Regione partecipa con una sua quota, che si aggira intorno agli 81 milioni di euro (156 complessivamente). Da questa cifra vanno sottratti 57 milioni indirizzati al solo trasporto ferroviario. Parliamo di vecchi importi, che non includono ancora i costi aumentati. Ora dal Fondo nazionale i fondi sono regolarmente arrivati. Sono state trasferite integralmente anche le somme per gli oneri contrattuali che gli imprenditori, nel frattempo, hanno anticipato in busta paga ai dipendenti.

«Ma dal 2017 – denuncia Forte – la Regione non solo ha smesso di pagare la sua quota, ha anche smesso di trasferire alle aziende le quote percepite dallo Stato. E vogliamo parlare anche degli interessi sui mancati pagamenti? Parliamo di 4 milioni per la Provincia di Potenza e 2 per quella di Matera. Ora noi ci chiediamo: per cosa sono stati utilizzati quei fondi che erano destinati alle aziende? Sono andati a coprire un altro buco? Per questo alcune imprese non escludono di avviare dei procedimenti legali accusando la Regione di malversazione, gli estremi ci sono».

A rischio gli investimenti. In questa condizione non si può chiedere a un’azienda di investire. E anche quando ci sono incentivi importanti, si preferisce perdere l’occasione. «E noi – spiega Forte – in tanti anni non abbiamo mai lasciato tornare indietro dei soldi per incapacità di spesa. Ma oggi è impensabile investire. Ci sono 4 delibere per finanziare l’acquisto di nuovi mezzi. parliamo di contributi per 30 milioni di euro. Ma due delle delibere prevedono che a carico dell’impresa ci sia il 25% più l’Iva. Nelle altre due la quota è del 10% (sempre più Iva). Nel mio caso specifico, per l’acquisto di 8 nuovi mezzi dal costo complessivo di un milione e duecentomila euro, io dovrei mettere di tasca mia 300.000 euro. Ma se la Regione si tiene i soldi che dovrebbe trasferirmi, come posso io investire quella somma? L’unica nostra fortuna è che siamo aziende storiche e solide, con capannoni, officine, impianti. E questo ci accredita presso il sistema bancario. Ma ci stiamo indebitando e le aziende più piccole non ce la fanno».

I dubbi sulla futura gara. Le aziende lucane arriveranno a pezzi alla nuova gara. «E’ una scelta politica? E’ questo il disegno che c’è dietro? Perché – denuncia Forte – questo modo di agire della Regione sta di fatto uccidendo le aziende del territorio che, in ginocchio come sono, difficilmente potranno essere competitive. Come faccio a offrire 10 autobus in più se non mi metti nelle condizioni di investire? E’ chiaro che così arriveranno aziende dall’esterno e potranno offrire più di noi. E questo è un atteggiamento discriminatorio: è voluto per far spazio a qualcun altro?

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