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Secondo la Cgia di Mestre dovrebbe essere proprio la Basilicata la regione italiana più soggetta ai rincari dei carburanti
LA GUERRA del Golfo irrompe sui portafogli dei consumatori europei. E lo fa dalla porta principale, quella dell’energia, che sia essa legata ai consumi domestici o all’erogazione dei carburanti per auto. Qualunque sia il settore, come evidenziato dalla Cgia di Mestre, a soli cinque mesi dalla ripresa sistematica del conflitto la stima per il 2026 è abbastanza chiara: il costo complessivo per le famiglie sarà di 29 miliardi di euro in costi aggiuntivi, in un calderone che comprende, in modo complementare, gas, elettricità e proprio i carburanti. Una stima, certo, ma fondata su elementi tanto emblematici da considerare la prospettiva tutto fuorché esagerata. Anzi, dati alla mano dovrebbe essere proprio la Basilicata la regione italiana più soggetta al carovita, specie per quel che riguarda i carburanti, siano benzina e gasolio.
LE PREVISIONI DELLA CGIA DI MESTRE SUI RINCARI DEI CARBURANTI
L’Ufficio studi della Cgia, infatti, prevede che, per l’anno in corso, gli aumenti dei prezzi ai distributori potrebbero toccare il 21,6% in più. Il che significherebbe, alla fine dell’anno, una spesa complessiva maggiorata di ben 118 milioni di euro. In questa previsione, solo Campania e Puglia tengono il passo lucano, entrambe con un incremento stimato del 21,3% ma con un impatto economico peggiore (anche se, chiaramente, proporzionato al territorio), pari rispettivamente a 1 miliardo e a 837 milioni.
«Un quadro – è il parere degli esperti – che evidenzia come l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno». Per quanto riguarda il territorio lucano, previsioni ben poco rosee anche sul fronte dei rincari energetici.
La Cgia ha infatti stimato un rialzo del 16,3% (superiore alla media nazionale, pari al 16,0%) tra il 2025 e il 2026, con un impatto pari a 243 milioni in più, nell’ambito di una classifica che, peraltro, colloca la Basilicata in posizioni di fondo ma con un’incidenza percentuale superiore, ad esempio, alla Lombardia capolista e ai suoi 5,4 miliardi di rincaro.
In ogni caso, come ricordato dagli analisti, l’aggravio maggiore sarà registrato proprio in quei territori in cui l’economia è maggiormente florida e la popolazione più numerosa, anche se l’andamento negativo coinvolgerà anche le aree del Paese più interessate da una vocazione manifatturiera. Nello specifico, per l’anno corrente gli aumenti dell’energia elettrica «dovrebbero toccare i 10,2 miliardi di euro (+12,9 per cento). In termini assoluti, l’aggravio più importante dovrebbe investire la Lombardia con 2,2 miliardi. Seguono il Veneto con poco più di un miliardo e l’Emilia Romagna con 967 milioni di euro».
DAI CARBURANTI AL GAS: PER LA BASILICATA +12,8%
Per quanto riguarda il gas, la stima è pari a 5 miliardi di euro in più, con incremento del 14,6% sul 2025, visto che «il prezzo al MWh negli ultimi 5 mesi è schizzato all’insù addirittura del 71,6 per cento, passando da 32,4 euro al MWh di fine febbraio agli attuali 57 euro. Analizzando il trend in valore assoluto, la Lombardia dovrebbe subire un costo addizionale di 1,2 miliardi. Seguono sempre l’Emilia Romagna con +710 milioni e il Veneto con +611 milioni. La Basilicata, di per sé, potrebbe registrare un rincaro pari a 88 milioni complessivi (+12,8%) per la luce e un +14,2% (37 milioni in più) sul gas. In entrambi i casi, la media sarebbe inferiore a quella nazionale.
Lo strumento di contrasto, secondo la Cgia, sarebbe da ricercare nelle politiche europee piuttosto che nelle misure locali: «Di fronte a uno scenario preoccupante, l’Ue sembra essere la grande assente. Un atteggiamento ben diverso da quello adottato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Tra il 2022 e il 2023, infatti, Bruxelles autorizzò anche all’Italia di ridurre l’Iva sulle bollette, introdusse un tetto al prezzo del gas e consentì l’applicazione di un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali.
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